È l’anno in cui i muri crollarono senza colpi di cannone, e gli imperi si sgretolarono tra manifestazioni pacifiche, discorsi radiofonici e la determinazione di chi credeva ancora nella libertà. Due giocatori incarnano le forze opposte: uno guida il regime comunista in crisi, l’altro guidare i movimenti dissidenti che cercano di farlo crollare da dentro.
Il gioco si muove con un sistema a carte ispirato ai grandi wargame politici. Ogni mese, i giocatori giocano una carta per agire: mobilitare proteste, manipolare l’economia, influenzare le masse o reprimere la dissent. Le carte portano eventi storici reali — da Solidarność a Havel — che possono cambiare il corso della partita. Il regime ha potere formale, ma è fragile: deve bilanciare repressione e concessioni, temendo ogni segno di dissenso che possa diventare contagioso. I dissidenti non hanno armi né soldati, ma hanno la verità, il carisma e l’immaginazione. Devono costruire una rete invisibile tra chiese, università e fabbriche, convincendo i lavoratori a uscire dall’indifferenza.
La vittoria non si misura in territori conquistati, ma nell’influenza diffusa: chi riesce a far cadere il maggior numero di governi comunisti entro la fine dell’anno vince. Ma attenzione: un eccesso di repressione può scatenare una rivolta generale; troppa apertura può portare al collasso del sistema prima che sia pronto.
Cosa rende questo gioco diverso? Non è un conflitto militare, ma un duello tra idee. È la lotta tra chi vuole controllare e chi vuole essere libero — senza soldati, con le parole come armi. Ogni mossa ha conseguenze imprevedibili. Un’azione apparentemente innocua può innescare una reazione a catena che cancella anni di controllo in poche settimane. Qui non si combatte per la terra: si combatte per l’anima della gente. E a volte, basta un solo murale, un canto proibito o un discorso trasmesso da una radio clandestina per far tremare un impero.
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