Alaska Pipeline: The Energy Crisis Game

(1973)
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Nel cuore degli anni Settanta, quando l’energia diventò un tema di dibattito nazionale e le file alle stazioni di servizio erano all’ordine del giorno, uscì un gioco insolito: Alaska Pipeline. Non è un semplice gioco da tavolo, ma una sorta di rappresentazione interattiva di una battaglia politica e sociale che si svolse in Alaska negli anni ’70. Qui non si tratta solo di vincere punti, ma di capire perché qualcuno voleva costruire un oleodotto attraverso la tundra, mentre altri lo vedevano come una minaccia alla natura e ai diritti dei popoli indigeni.

Il gioco si svolge su una mappa che riproduce il percorso dell’oleodotto, con 100 spazi che rappresentano i coupon per la benzina — un simbolo tangibile della crisi energetica. I giocatori usano un mazzo di 52 carte divise in quattro semi: le aziende petrolifere, gli oggetti di obiezione, i fatti e il pubblico. Ogni mano è una partita a Hearts rivisitata: si gioca per prese, ma invece di evitare i cuori, qui devi cercare di non accumulare troppe carte “Obiezione”, che valgono un punto ciascuna. La carta più temuta? Il permesso per costruire l’oleodotto: vale 13 punti, come la regina di picche nel classico Hearts. E poi c'è la carta speciale dei diritti delle popolazioni native — se la prendi, puoi cancellare 10 punti dal tuo totale.

Ogni volta che finisce una mano, i giocatori avanzano sul tabellone in base ai punti accumulati. Chi arriva per primo a 100 non vince: perde. Il vincitore è chi ha il punteggio più basso, perché rappresenta colui che ha resistito meglio alla pressione di costruire l’oleodotto senza pagare un prezzo troppo alto — in termini di gas, di ambiente e di giustizia sociale. C’è anche una mossa drammatica: se qualcuno riesce a prendere tutte le 13 carte “Obiezione” più il permesso dell’oleodotto, può scegliere tra far avanzare tutti gli altri di 26 punti o tornare indietro di altrettanti. È un colpo teatrale, quasi una vendetta.

Il gioco non è solo divertente: è educativo senza essere didascalico. Le carte raccontano eventi reali, opinioni contrapposte e dati storici — da chi temeva l’inquinamento a chi sosteneva che il petrolio avrebbe salvato l’economia americana. Il “piccolo professore”, un personaggio citato nella scatola originale, non appare fisicamente ma è presente in ogni carta “Fatto”: lui rappresenta la voce razionale che cerca di bilanciare i timori con le necessità.

Alaska Pipeline non ti fa scegliere tra bene e male. Ti costringe a vivere il dilemma: quanto sei disposto a pagare per l’energia? E chi ne paga davvero il prezzo? È un gioco che, dopo 50 anni, conserva ancora la sua forza. Non perché sia perfetto — è semplice, quasi rudimentale — ma perché sa trasformare una battaglia politica in qualcosa di umano, giocabile e ricordato.

  • Giocatori: 4-6
  • Durata: 60 min

Artisti: (Uncredited)

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