Alias è quel gioco che trasforma le parole in sfide divertenti e i tuoi amici in veri maestri dell’indovinello. Niente carte da memorizzare, niente domande a trabocchetto: basta un po’ di fantasia, un’ora di tempo e tanta voglia di ridere.
Ogni squadra ha il suo pedone su una scacchiera colorata, con caselle numerate da 1 a 6. Al tuo turno, lanci i dadi, muovi il pedone e devi spiegare le parole che corrispondono al numero della casella in cui sei atterrato. Ma attenzione: non puoi dire la parola stessa. Se ti capita di pronunciare “argento” mentre cerchi di far indovinare “medaglia d’argento”, hai perso il turno. E se l’orologio a sabbia si svuota prima che qualcuno azzecchi, niente avanzamento: devi aspettare la prossima occasione.
Il mazzo di carte è ricco di parole semplici e altre un po’ più strane: “fiume”, “pianoforte”, ma anche “medaglia d’argento” o “cappello da cowboy”. Ogni parola ti costringe a inventare descrizioni creative, a usare metafore, esempi concreti, persino gesti. Un giocatore spiega, l’altro ascolta e prova ad indovinare — e non c’è limite al numero di tentativi: finché il tempo scorre, puoi provare ancora e ancora.
Il gioco è pensato per gruppi grandi, da 4 a 12 persone, divisi in squadre. Ogni turno cambia chi spiega, così tutti hanno la loro chance di brillare — o di fare una figuraccia buffa. E se qualcuno si dimentica che “pianeta” non è un’emozione e dice “Saturno è triste”, tutto il tavolo esplode in risate.
L’obiettivo? Arrivare per primi alla fine della scacchiera, superando ostacoli di parole impossibili e momenti di genio improvvisato. Non serve essere un enciclopedia: basta saper parlare, ascoltare e non prendersi troppo sul serio.
Alias è nato nel 1990, ma il suo successo dura da decenni perché funziona ovunque — in salotto, in vacanza, durante una festa. Ha ispirato tante versioni speciali: per bambini, per appassionati di musica o di film, perfino con i personaggi dei cartoni animati. Ma la magia rimane sempre la stessa: trasformare un semplice gioco di parole in un’esperienza collettiva che ti fa sentire parte di qualcosa di vivo, spontaneo e pieno di sorprese.
Non devi essere bravo a giocare: basta aver voglia di divertirti. E lì, dentro quel piccolo orologio a sabbia, nasce la vera sfida: non contro gli altri, ma contro il tuo stesso cervello che cerca di trovare le parole giuste per far capire… quello che tutti conoscono, ma nessuno sa dire.
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