Un racconto che diventa gioco: Peter Coddle, un contadino di campagna, visita New York e si trova davanti a una città piena di meraviglie… e di buchi. Ogni luogo che vede — un teatro, un negozio, un cavallo impennato — ha un spazio vuoto da riempire. E qui entra in gioco il divertimento: decine di carte con parole scritte a mano, pronte per essere pescate e infilate lì dove serve. Un “cane” al posto giusto fa ridere; una “campana” su un treno? Forse no, ma è comunque buffo. Non c’è punteggio, non c’è vincitore: il gioco finisce quando l’ultima parola viene letta ad alta voce, tra risate e commenti. Nato nel 1858 dai McLoughlin Brothers, questo piccolo capolavoro di umorismo è uno dei primi giochi da tavolo a trasformare una storia in un gioco collettivo. Nessuno si aspetta che la parola pescata abbia senso — e per questo è perfetto. Un classico semplice, leggero, fatto per essere condiviso.
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