Nel cuore dell’Irlanda, tra i dibattiti elettorali e le alleanze fragili, ti trovi a guidare una campagna presidenziale in un gioco che trasforma il voto in strategia, movimento e diplomazia silenziosa. Aras An Uachtaran non è solo un gioco di carte e dadi: è un’elezione vivente, dove ogni spostamento conta, ogni segno lasciato su una regione può cambiare il corso della storia.
Ogni giocatore interpreta un candidato che si muove sulla mappa irlandese, lanciando i dadi per raggiungere le circoscrizioni. Ogni volta che arrivi in una zona con una carta elettorale scoperta, la prendi e la sostituisci con un’altra dal mazzo: sono queste carte a rappresentare il tuo consenso, il peso dei tuoi voti. Ma non basta raccoglierle: devi anche ostacolare gli altri. Quando ti fermi in una circoscrizione, piazzi uno dei tuoi segnalini lì dentro. Se invece non riesci a prendere una carta nel tuo turno, puoi decidere dove posizionare un segnalino — e qui nasce la vera intelligenza del gioco: ogni marca che metti rallenta chi vuole entrare in quella zona. Per muoverti verso una circoscrizione dominata da un avversario, devi pagare un prezzo extra: tanti punti quanti sono i suoi segnalini superano i tuoi.
All’inizio sembra semplice: vai dove c’è la carta migliore, raccogli il maggior numero di circoscrizioni. Ma presto ti accorgi che vincere non significa avere più carte: serve una maggioranza assoluta. E quando le carte finiscono, parte il conteggio dei voti trasferiti. I candidati eliminati vedono i loro voti redistribuiti, ma non in base al numero totale: ogni circoscrizione decide autonomamente a chi andare — e va al candidato con più segnalini presenti. È qui che la strategia si fa sottile: devi scegliere se bloccare gli avversari ora, o prepararti per il momento in cui i voti cambieranno mano. Metti un segnalino per fermare chi ti minaccia? Oppure lo piazzi dove pensi che un rivale sarà eliminato, per rubargli i suoi sostenitori?
Il gioco evolve da una corsa lineare a un labirinto di alleanze implicite e tradimenti silenziosi. Le regioni diventano feudi, le decisioni si intrecciano, e ogni lancio di dado ha conseguenze che si sentono fino all’ultimo voto. Non c’è fortuna pura: solo scelte ben calcolate o mal interpretate. E quando la vittoria arriva, non è per il numero di carte raccolte, ma perché hai saputo anticipare i movimenti degli altri, plasmare il terreno e guidare i flussi dei voti come un fiume verso il mare. Aras An Uachtaran non ti fa vincere con la fortuna: ti costringe a pensare. E in questo, è molto irlandese.
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