Atlantis è un gioco di strategia dove il terreno stesso si trasforma sotto i tuoi piedi. Nato all’Università di Twente nei Paesi Bassi, non è mai stato commercializzato, ma ha trovato una comunità fedele che lo tramanda da generazioni, come un segreto ben custodito tra gli appassionati di giochi astratti.
Il tabellone non esiste fin dall’inizio: viene costruito pezzo per pezzo, con segmenti esagonali composti da sette caselle — una centrale e sei intorno. Ogni giocatore controlla pedine di un colore, che possono essere sovrapposte in torri. Ma attenzione: quando l’altezza di una torre raggiunge il numero di caselle adiacenti, esplode. Le pedine si diffondono in tutte le direzioni circostanti, innescando reazioni a catena. Se un intero segmento viene completamente distrutto — tutte e sette le caselle cancellate — sprofonda sotto le onde e sparisce per sempre.
L’obiettivo è conquistare il maggior numero di esagoni liberi: territori che solo i tuoi pezzi possono raggiungere, senza che nemici vi entrino. Ma ogni esplosione rischia di diventare un fronte inarrestabile: una cascata di distruzione che può cancellare le tue conquiste o aprire passaggi imprevisti per gli avversari.
Il gioco si svolge meglio con 2, 3 o 6 giocatori, dove la simmetria del campo garantisce equilibrio. Con quattro partecipanti, i punti di partenza diventano disuguali e il vantaggio può dipendere dalla posizione più che dalla strategia.
Atlantis non è un gioco per chi cerca regole che stanno in mezza pagina: richiede anticipazione, controllo del caos e una buona dose di pazienza. Ma quando le esplosioni si moltiplicano, il tabellone si sgretola sotto i tuoi occhi e ogni mossa diventa un atto di equilibrio tra costruzione e distruzione, allora capisci perché questo gioco, pur senza editori o confezioni, continua a vivere.
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