Attrition porta sul tavolo l’ultima battaglia di una guerra che ha distrutto un intero sistema stellare: Golgotha, il pianeta dove non si lascia più nessuno in piedi. È qui che le fazioni rimaste – la Confederazione, il Khanato e i Trator, mercenari e saccheggiatori senza scrupoli – si affrontano con armi da fuoco implacabili e corazzature ormai ridotte a reliquie di un passato più nobile.
Il gioco si svolge in turni sincronizzati: tutti muovono, poi tutti sparano. I movimenti sono rapidi, spesso aiutati da jumpacs che permettono di saltare tra rovine e crepe nel terreno, mentre il fuoco è quasi sempre simultaneo – nessuno ha il vantaggio di reagire. Si lancia un dado a 10 facce per colpire, poi si contano i danni: la corazza assorbe, ma ogni colpo ben piazzato la logora fino a farla crollare. Le armi pesanti non perdono tempo: un solo raggio può svaporare un intero soldato, e chi le possiede controlla il campo di battaglia con una precisione spietata. Il combattimento corpo a corpo, pur essendo raro, è ancora più brutale – lì si finisce davvero, senza secondi pensieri.
Puoi costruire il tuo esercito con un sistema a punti: da due o tre squadre di soldati fino a veicoli massicci, tutto dipende dalla scala che scegli. In 15 mm i carri sono giganti e le unità si muovono compatte; in 28 mm ogni dettaglio delle miniature diventa un racconto visivo della guerra.
Attrition non è un gioco elegante: è crudo, diretto, fatto di polvere, metallo fuso e silenzi spezzati da esplosioni. Le regole sono chiare – 94 pagine in totale, con solo una decina dedicate alle meccaniche fondamentali – ma il vero cuore sta nel creare un’esperienza narrativa: ogni soldato che cade è un pezzo di storia che non tornerà mai più. E su Golgotha, nessuno torna indietro.
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