Awithlaknakwe è un gioco da tavolo antico, nato tra le tribù Zuni del sud-ovest degli Stati Uniti, dove ogni mossa sembra una danza strategica su una scacchiera intessuta di linee diagonali. La plancia, composta da 168 punti intersecati da rette oblique, forma un quadrato di 12x12 caselle, con sei case di partenza lungo ciascun bordo. Ogni giocatore inizia con sette pedine: sei standard e una più grande, il Sacerdote dell’Arco, che cambia le regole del gioco.
Si muove solo lungo le diagonali, un passo alla volta, senza mai tornare indietro. L’obiettivo è attraversare la plancia e occupare le case nemiche, ma il vero cuore della partita sta nei catture: quando due pedine avversarie chiudono in una morsa un pezzo nemico, lo rimuovono dal tabellone. La prima pedina catturata diventa il Sacerdote dell’Arco, che ora può muoversi non solo in diagonale, ma anche a angolo retto, trasformandosi in una minaccia imprevedibile.
Vince chi riesce a portare più pezzi nell’area avversaria o a eliminare la maggior parte degli avversari. Non è un gioco veloce, ma profondo: ogni mossa conta, ogni cattura cambia il ritmo. Le regole sono semplici, ma le possibilità strategiche si intrecciano come i tracciati della plancia, invitando a pensare oltre l’immediato. Un classico silenzioso, dove la pazienza e la previsione vincono sulla fretta.
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