Nel cuore della giungla yucateca, otto secoli fa, quattro re si contendono l’egemonia su un territorio sacro e fertile. Ogni giocatore guida una dinastia che costruisce città, sfrutta le risorse e compie riti per imporsi sugli altri. Il terreno si forma man mano che vengono posizionate le 33 tessere dei siti: foreste, fiumi e templi si intrecciano in un mosaico vivente, dove ogni scelta modifica il destino del regno.
Le città producono beni — mais, cacao, conchiglie, giada, ossidiana e prigionieri — che devono essere suddivisi tra tributi per espandere la popolazione e sacrifici per guadagnare potere divino. Le tessere degli edifici, doppie e versatile, permettono di specializzare i centri: villaggi, templi, mercati o campi da gioco della palla. Ogni azione richiede equilibrio: troppi tributi indeboliscono il regno; troppe offerte lo rendono vulnerabile.
I Katun, periodi di 20 anni rappresentati da carte, portano eventi imprevedibili: carestie, guerre o benedizioni che cambiano le dinamiche. I conflitti si risolvono con i dadi, ma la vera battaglia è strategica: controllare i siti chiave, accumulare ricchezze e mantenere l’equilibrio tra potere terreno e autorità sacra.
Al termine del gioco, vince il sovrano più prestigioso: colui che ha costruito la civiltà più solida, con il maggior numero di templi elevati, beni accumulati e territorio dominato. Non si tratta solo di conquistare, ma di governare — con saggezza, pazienza e un occhio sempre attento al volere degli dei.
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