Nel cuore di Andromeda, sei civiltà si contendono il dominio su un milione di stelle. Ogni giocatore guida un impero interstellare, costruendo flotte di navi da guerra e pianificando campagne che si estendono per migliaia di anni luce. Le dimensioni sono epiche: sistemi solari, colonie remote, armate spaziali — tutto su una mappa a esagoni che abbraccia un intero braccio galattico.
Le navi non sono semplici pedine: si dividono in classi simili alle flotte navali della Terra, ma su scala cosmica. Ogni civiltà ha le stesse unità di base, ma nasconde armi segrete che ne distingueno il carattere — una tecnologia unica, un’abilità tattica particolare, un modo diverso di combattere. Le partite si svolgono in 14 fasi per turno: movimento delle unità fisse, attacchi delle flotte principali e manovre dei piccoli incursori. Ogni terzo giro, c’è una fase industriale dove riassestare le risorse, ampliare la produzione, prepararsi alla guerra successiva.
Le regole sono dettagliate, quasi un manuale militare: ogni tipo di nave ha peculiarità specifiche, ogni sistema stellare può essere difeso o attaccato con strategie diverse. Ma il libro delle regole non ha indice — trovare una regola richiede pazienza, e questo rende l’apprendimento più personale, quasi un rituale tra appassionati.
Battle for Andromeda è la prima di una serie di giochi strategici della Galaxy-Foundation Games, che include titoli come Deliverance From Beyond the Stars e The Xenon Empire’s Star Wars. Tutti condividono lo stesso sistema di base, costruito attorno a un universo condiviso dove le guerre tra imperi si intrecciano per secoli.
Accanto a questo gioco epico c’è una serie più tattica — Warriors of the Dark Star — che racconta gli scontri su scala ridotta: singole navi, battaglie ravvicinate. Ma qui, tu non comandi un capitano. Sei il sovrano. Decidi dove costruire nuove basi, quando attaccare, quali tecnologie sviluppare. Il vincitore non è chi ha più navi, ma chi sa tenere insieme l’economia, la guerra e l’espansione senza crollare.
È un gioco che non cerca di essere facile. Ma per chi ama perdere ore su una mappa stellare, tra calcoli e sogni, è ancora oggi uno dei pochi a offrire qualcosa di veramente autonomo: un impero da costruire, non solo da conquistare.
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