Beyond the Urals: Campaign in Russia, 1942 immagina un mondo dove l’Unione Sovietica non ha resistito nel 1941. I tedeschi hanno annientato le forze sovietiche ai confini, occupato Mosca, Leningrado e Stalingrado, e ora puntano verso l’altro lato degli Urali. Ma i russi non si arrendono: con le industrie ancora intatte a est della catena montuosa, preparano la loro ultima difesa. È qui che si gioca questa battaglia: tra il 1942 e il crollo finale di un impero in bilico.
Il gioco è un wargame strategico per due giocatori, dove uno comanda l’Asse e l’altro i resti dell’Armata Rossa. Ogni turno rappresenta sette giorni, e ogni esagono copre circa trentadue chilometri: le unità vanno dai corpi d’armata alle armate intere, con movimenti che richiedono logistica, riserve e attacchi coordinati. La mappa è vasta, colorata e dettagliata; i pezzi sono 176, ben definiti per distinguere le forze in campo. Le regole, concise ma precise, guidano il combattimento, la ritirata e l’approvvigionamento senza appesantire il gioco.
L’obiettivo è semplice: i tedeschi devono spingersi oltre gli Urali, distruggere le fabbriche sovietiche e spezzare la volontà di resistenza. I russi devono rallentare l’avanzata, sacrificare terreno per comprare tempo, e mantenere vive le linee di rifornimento fino all’ultimo. Non serve vincere con un colpo solo: vince chi gestisce meglio il peso della guerra, la stanchezza delle truppe e i limiti del territorio.
Questo gioco non celebra la vittoria, ma esplora cosa succede quando una sconfitta diventa l’inizio di qualcosa di più grande. È un conflitto senza eroismi facili, dove ogni passo avanti costa sangue e ogni ritirata è un respiro. Per chi ama i wargame che raccontano storie più che statistiche, Beyond the Urals offre una battaglia lenta, profonda e mai banale. Serve solo un dado a sei facce per far partire la guerra.
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