Blindside è un gioco di carte dinamico e stratificato, dove ogni mossa nasconde una scelta tra rischio e opportunità. Si gioca in quattro con un mazzo speciale: le quattro semi tradizionali contengono due re, due regine, tre fanti, tre dieci e tre nove, più quattro jolly che valgono come trionfi supremi. Ogni mano si apre con una mossa silenziosa: ogni giocatore pone una carta coperta sul tavolo per indicare la propria preferenza di seme come atout. Chi ha il maggior numero di carte in un seme determina il trionfo della mano; se nessun seme domina, si gioca senza atout. È qui che nasce l’inganno: scegliere un seme per renderlo trionfante può aiutarti a controllare il gioco… o lasciarti con poche carte in una linea chiave.
Dopo la scelta dell’atout, si passa alla dichiarazione: ciascuno, partendo dal giocatore a sinistra del mazziere, annuncia quanti prese intende vincere. Poi comincia il gioco vero e proprio, con le regole classiche del briscola: chi segue deve rispondere al seme se può, altrimenti può buttare qualsiasi carta. Le prese si contano alla fine di ogni mano: un punto per ogni presa conquistata, ma dieci punti bonus se hai esattamente raggiunto il numero dichiarato. E c’è una sorpresa: chi ha dichiarato zero e non ne prende nessuna vince venti punti — rendendo l’ipotesi di un giro vuoto una strategia potente, quasi seducente.
La partita continua finché qualcuno raggiunge i 77 punti, e il vincitore è chi ha accumulato più punti a quel punto. Il mazzo strano, le dichiarazioni nascoste, la tensione tra controllare l’atout e mantenere flessibilità: tutto questo crea un gioco dove ogni mano ti costringe a riconsiderare il tuo piano. Non è un gioco per chi cerca semplicità, ma per chi ama giocare con le aspettative — e scommettere su ciò che gli altri non vedono ancora.
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