Blood Berets è un gioco da tavolo che mescola l’atmosfera cupa di un racconto d’horror sci-fi con le dinamiche aggressive di un wargame a miniature. Uscito nel 1993 per Target Games, fu il primo tentativo dell’editore svedese di portare il mondo del ruolo RPG *Mutant Chronicles* sul tavolo da gioco, prima che arrivassero versioni più conosciute come *Siege of the Citadel*. Non è un gioco diretto, ma neanche eccessivamente complesso: si muove tra le regole dei wargame classici e una meccanica di combattimento rapida, pensata per essere intensa e diretta.
Ogni partita si svolge su un tabellone modulare, dove i giocatori piazzano nascosti i propri personaggi prima dell’inizio. L’azione è guidata da un sistema a gettoni che determina l’ordine di mossa: non sai mai chi agirà per primo, e questo aggiunge tensione a ogni turno. I movimenti avvengono su una griglia, con attenzione alla posizione, all’esposizione e al fronte dei modellini. Il combattimento si risolve con un singolo tiro di d20: se superi la difesa del bersaglio, colpisci; poi si fa un altro tiro per vedere se l’armatura resiste. È veloce, ma letale.
La vera innovazione sta nei cartellini dei personaggi. Ogni soldato ha una scheda con due facce: quella iniziale mostra il guerriero integro, la seconda lo stesso uomo ferito, con statistiche ridotte e un ritratto più sfigurato. Un colpo lo ferisce; un secondo lo uccide. I nemici più potenti, i Nepharites, resistono di più — ma non per molto. Il giocatore umano ha un “rilevatore” che gli rivela la posizione approssimativa dei mostri: sono gettoni nascosti sotto le tessere del terreno, rivelati solo quando si muove su quel quadrato e si scopre il miniaturizzato avversario.
Il set include 18 miniature in plastica: sei Blood Berets (un sergente, un medico e quattro soldati semplici), dieci Legionari Morti e due Nepharites. Sono modelli ben definiti, con dettagli che ne fanno ancora oggi oggetti da collezione. Dopo il lancio, Heartbreaker produsse una serie limitata di miniature in piombo, aggiungendo personaggi come i Bauhaus Rangers o le versioni più minacciose dei nemici.
Il gioco offre solo tre missioni, e questo lo rende meno riusabile rispetto ad altri titoli. Ma proprio per la sua struttura modulare e il sistema di regole ben bilanciate, è diventato un terreno fertile per varianti casalinghe: molti appassionati hanno usato le miniature per creare scenari personalizzati o integrarle con altri sistemi. Un’espansione svedese, la rivista *Sinkadus* 39 e 40, aggiunse nuove regole, oggetti rari e nemici come i Pretorian Stalkers — un tocco da collezionisti per chi cercava di approfondire l’universo.
Blood Berets non è il gioco più famoso del suo tempo. Ma è uno dei primi a rendere tangibile l’orrore di *Mutant Chronicles* con miniature, griglia e dadi — un piccolo capolavoro di eleganza crudele.
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