Boar Hunt: The Dark Ages è un gioco da tavolo minimo ma affascinante, dove due giocatori si sfidano in una caccia silenziosa tra antichi sentieri e simboli scolpiti nel legno. Su una piccola plancia a nove caselle, ognuno controlla tre cacciatori e deve intrappolare il cinghiale selvatico avversario tra due dei propri pezzi — in linea retta o lungo il cerchio esterno. Sembra semplice, ma ogni mossa conta.
La partita si svolge in due fasi: prima, i giocatori alternano la posizione dei propri pezzi sulla plancia, cercando di costruire una trappola senza lasciare aperte vie di fuga al cinghiale avversario. Se nessuno riesce a vincere durante questa fase, si passa alla movimentazione: i pezzi possono ora spostarsi da una casella all’altra, uno alla volta, e qui diventa cruciale il controllo dello spazio. Ogni mossa è un equilibrio tra attacco e difesa, tra chi cerca di chiudere la rete e chi tenta di mantenere almeno un’uscita libera.
Il gioco si ispira alle tradizioni antiche, come il Morris o il Tic-Tac-Toe, ma con una regola unica: entrambi i giocatori devono catturare *il proprio* obiettivo, non quello dell’avversario. È come se due cacciatori, nello stesso bosco, cercassero di intrappolare lo stesso animale — ma ognuno vuole che sia il suo a essere preso.
Realizzato con cura artigianale, la versione deluxe presenta una plancia in legno massiccio, con i segni delle caselle incisi al fuoco, come se fossero stati tracciati da mani antiche. I pezzi, in metallo fuso e finiti a mano, hanno un peso soddisfacente e un aspetto che sembra uscito da un’epoca perduta. Non è un gioco per lunghe serate: una partita dura pochi minuti, ma basta una sola partita per rimanerne affascinati.
Lo puoi lasciare sulla scrivania, sul tavolino o su uno scaffale: non solo è bello da giocare, ma anche da vedere. Un piccolo capolavoro di strategia essenziale, dove ogni dettaglio ha un motivo — e ogni mossa nasconde una storia.
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