Briscola è quel gioco che si sente in cortile, al bar o durante le feste di famiglia: si spiega in due minuti, ma pieno di colpi di scena. Si gioca con un mazzo di 40 carte, senza 8, 9 e 10, dove l’asso vale 11 punti, il tre ne vale 10, e le figure portano i loro punti: re (4), donna (3) e fante (2). L’obiettivo? Raccogliere più punti possibile, ma non basta vincere le prese: bisogna farlo con intelligenza.
Ogni giocatore riceve tre carte, e una carta viene scoperta per determinare il seme di briscola, quello che batte tutti gli altri. Si gioca a prese: ognuno lancia una carta, chi ha la più alta del seme vincente porta via il mucchietto. Non devi seguire il seme, ma se non hai la briscola, puoi giocare qualsiasi carta per cercare di salvare le tue carte forti. Alla fine di ogni mano, si rimpiazza subito: chi ha vinto la presa pesca prima, e così via fino a esaurire il mazzo.
La partita finisce quando non ci sono più carte da pescare, e conta solo chi ha accumulato più punti tra le prese prese: 120 in totale, e vince chi ne raccoglie la maggior parte. Con tre o più giocatori si formano squadre (2 vs 2, o 3 vs 2), e qui entra il gioco della comunicazione: puoi parlare con il tuo compagno, ma niente segnali con le mani.
C’è anche la versione “scoperta”, dove tutte le carte sono in vista — un vero test di logica. E poi c’è la chiamata, per cinque giocatori: uno lancia una scommessa su quanti punti farà, chiama una carta e il suo possessore diventa il suo alleato segreto. Gli altri non sanno chi è il traditore… e allora si gioca con un po’ di paranoia, ma tanta passione.
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