Bureaucracy

(1981)
4.2/10 (92 voti)

Bureaucracy non è un gioco: è una satira vivente del caos amministrativo. Nato da un’idea che sembra uscita da un sogno febbrile tra uffici, moduli e file interminabili, ti catapulte in un mondo dove ogni promozione richiede tre timbri, due firme e una preghiera a un santo poco conosciuto. Il tutto con due dadi, qualche carta e un sacco di ironia.

Ogni giocatore parte dal fondo della gerarchia: un impiegato invisibile in un ufficio dove il telefono non suona mai e i file si perdono prima ancora di essere aperti. Per salire di livello, devi raccogliere prerequisiti strani: una certificazione per l’uso del fotocopiatore, un’autorizzazione per bere caffè durante l’orario di lavoro, o il permesso scritto da tre colleghi che non ti parlano più. Ma attenzione: ogni mossa può sfuggirti di mano. Un errore nel modulo 7B ti fa retrocedere di due gradini; un pettegolezzo su un collega ti costringe a comperare una scatola di cioccolatini per il capo; e se ti ritrovi senza soldi, devi ricominciare da zero, con la stessa divisa logora e lo stesso sguardo sfinito.

Scegli uno dei quattro stili di carriera: il “lifer”, che accetta tutto pur di non essere licenziato; l’“over achiever”, che si butta in progetti impossibili sperando nel riconoscimento; l’“empire builder”, che cerca alleati e crea reti di potere nascoste; o il “hustler”, che gioca sulle regole, le ignora, e sfrutta ogni lacuna. Ognuno ha vantaggi e rischi diversi, ma nessun percorso è sicuro. I dadi decidono i colpi di fortuna: un’ispezione improvvisa, una riunione che si prolunga fino a mezzanotte, o il giorno in cui finalmente ti chiamano per un colloquio… e poi ti dicono che non c’è più il posto.

L’obiettivo è semplice: diventare Direttore. Ma la vera vittoria sta nel sopravvivere senza perdere la testa, o almeno senza urlare troppo forte quando qualcuno ti chiede “il modulo 12A, l’hai compilato?”.

Bureaucracy non è un gioco per chi odia i burocrati. È per chi li conosce bene, e ride di loro — e di se stesso — mentre cerca disperatamente il timbro mancante. È divertente perché ti riconosci in ogni ritardo, in ogni carta sbagliata, in ogni promozione che arriva solo quando ormai hai smesso di aspettarla. E quando apri la scatola e senti quel rumore lontano… non è il vento. È il richiamo della macchina amministrativa. Che ti chiama. Ancora una volta.

  • Giocatori: 2-8
  • Durata: 90 min
  • Età Minima: 12+
  • Complessità: (2.25)
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