Capitaly

(1935)
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Immagina di camminare per le strade di Budapest negli anni '30, con i soldi che si chiamano Pengő e ogni casella che racconta un pezzo della città. Capitaly non è solo un gioco da tavolo: è un viaggio nel tempo, una versione unica e quasi segreta del classico monopolio, nata in Ungheria nel 1935 con un’anima tutta sua.

Si gira la ruota, si muovono i pedini di legno colorato, e si comprano case, alberghi e aziende. Ma qui non trovi le solite stazioni o servizi: c’è il Telefono accanto all’Elettricità e al Gas, tre punti speciali da sfruttare per accumulare ricchezza. E invece del “Parcheggio Gratuito”, atterri nel Sanatorio: sei esausto, devi riposare, e perdi tre turni. Niente di male, se non fosse che anche la “Isola Margit” — un’oasi verde sul Danubio — ti trattiene per qualche giro, ma con una promessa: se ci finisci per caso, lanci subito il dado ancora una volta e vinci fino a 10.000 Pengő. Un colpo di fortuna che può cambiare tutto.

Le strade non hanno i prezzi stampati sulla plancia: devi ricordarli o leggerli sulle tessere delle proprietà, colorate da simboli distintivi — cerchi, croci, triangoli — che ti aiutano a riconoscere i gruppi. I quartieri di Pest e Buda si alternano lungo il percorso, con le vie più prestigiose distribuite sui lati lunghi della plancia, come se la città stessa avesse voluto raccontare la sua storia in un gioco.

Il denaro è fatto di banconote sottili e eleganti, con disegni a forma di motorini che ricordano il classico monopolio americano, ma con una doppia versione: due engine, due case ai lati del cerchio centrale. E c’è un dettaglio dolcemente ungherese: ogni volta che festeggii il tuo nome — il Névnap — tutti i giocatori ti devono dare 500 Pengő. Un gesto semplice, ma pieno di calore.

I dadi sono uno nero e uno rosso, le case in legno grezzo, gli alberghi rossi come fiamme. Le carte “Fortuna” sono solo ventiquattro, tutte arancioni, e ti portano a un’unica casella: la Ruota della Fortuna, dove il destino decide se sei fortunato o no.

La scatola ha un coperchio con una riproduzione in rosso, beige e nero del tabellone, e al centro un’immagine di New York — “protetta da copyright” — come a dire che questo gioco sa di essere un omaggio, non una copia. Non è licenziato, ma ispirato. E forse per questo è più autentico.

Non c’è un vincitore assoluto: chi ha più ricchezza al termine della partita vince, ma la vera gioia sta nel negoziare, nell’accumulare proprietà, nei colpi di scena che ti fanno saltare da una casella all’altra. È un gioco leggero, veloce, con poche regole e tanta personalità.

Un pezzo d’arte del passato, che non ha bisogno di essere modernizzato per restare affascinante. Basta un dado, qualche banconota e la voglia di giocare.

  • Giocatori: 2-8
  • Durata: 60 min
  • Età Minima: 8+
  • Complessità: (1.44)
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