Nel cuore dell’isola di Catan, sei un pioniere che cerca fortuna tra terre fertili e monti ricchi di risorse. Ogni giocatore costruisce insediamenti, strade e città per espandere il proprio dominio, ma la vittoria non dipende solo dalla fortuna: serve astuzia, scambio e pianificazione.
Ogni turno inizia con il lancio dei dadi: i risultati determinano quali terreni producono risorse. Le colline danno mattoni, le foreste legno, le montagne minerale, i campi grano e i pascoli pecore. Se il tuo insediamento confina con un terreno attivo, raccogli la risorsa corrispondente. Ma attenzione: se esce il sette, il ladro si muove. Chi lancia il sette può spostarlo su un altro terreno, bloccarne la produzione e rubare una carta a un avversario vicino.
Le risorse servono per costruire: due legno e un mattone per una strada, un legno e un mattone più due grano e una pecora per un insediamento. Poi puoi espanderlo in una città, che dà il doppio delle risorse. Ma non basta: i porti ti permettono di scambiare carte con vantaggio, mentre le carte sviluppo nascondono segreti — soldati per spostare il ladro, o punti vittoria nascosti.
Il vero cuore del gioco è lo scambio. Non puoi sempre ottenere ciò che ti serve dai dadi: devi negoziare con gli altri giocatori. “Ti do un grano per due pecore?” “E se ti do il legno, mi lasci passare la strada?” Le alleanze sono temporanee, le trattative diventano parte del gioco.
Vinci quando raggiungi dieci punti vittoria: ogni insediamento ne dà uno, ogni città due; la strada più lunga o l’esercito più forte aggiungono ulteriori punti, e alcune carte sviluppo li nascondono fino all’ultimo. Ma non tutti i punti sono visibili — qualcuno potrebbe vincere con un segreto che nessuno ha notato.
Catan è un gioco dove la fortuna dei dadi si mescola alla strategia, e ogni partita cambia: i terreni vengono disposti diversamente, le risorse fluiscono in modo imprevedibile, gli avversari diventano alleati o rivali a seconda del momento. È un equilibrio sottile tra crescita personale e relazioni con gli altri — dove il successo non è mai garantito, ma sempre possibile.
Ecco perché, dopo decenni, ancora si gioca attorno al tavolo: non per vincere a tutti i costi, ma per vivere la tensione di costruire qualcosa insieme — e poi cercare di superarlo.
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