Chaseback è un gioco da tavolo astratto per due giocatori, si spiega in due minuti ma pieno di sorprese. Si gioca su una griglia a cinque colonne, ognuna con spazi numerati in modo apparentemente casuale — tranne la fila centrale, dove tutti gli spazi portano il numero 4. All’inizio, tutti i pezzi sono piazzati lì, al centro del campo di battaglia.
Ogni turno, un giocatore dice un numero da 1 a 5; l’avversario deve muovere uno dei suoi tre pezzi esattamente di quel numero di caselle, in avanti o indietro lungo la colonna. Non si può tornare sui propri passi: una volta scelto il senso, devi proseguire nello stesso direzione finché non decidi un altro movimento. La casella su cui atterri diventa il nuovo comando: il numero che trovi lì è quello che il tuo avversario dovrà usare per muovere il suo prossimo pezzo, e così via, in una catena silenziosa di obblighi.
Ogni colonna ha due estremi: uno appartiene a te, l’altro al tuo avversario. Se riesci a portare un pezzo esattamente su una delle tue mete — senza superarla — segni un punto e il pezzo torna subito al centro. Il primo a raggiungere 15 punti vince.
C’è un trucco: in ogni colonna, ci sono due caselle “sicure”, una per giocatore. Non puoi muovere i tuoi pezzi su quelle dell’avversario, e non puoi nemmeno toccare i suoi pezzi se si trovano lì. Ma soprattutto, nessuno può avere più di due pezzi contemporaneamente sulle sue stesse caselle sicure: questo limita le tue opzioni e costringe l’avversario a pianificare con attenzione.
Il gioco non ha dadi né carte, solo la tua scelta iniziale e il ritmo che imponi all’altro. È un dialogo silenzioso tra due menti, dove ogni numero chiamato diventa una trappola o una via di fuga. Non è complesso, ma ti tiene incollato alla tavola: ogni mossa ha conseguenze, e il prossimo turno non dipende da te — ma dal tuo avversario che cerca di guidarti verso l’errore.
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