Clippers ti trasporta nell’Oceano Pacifico del XIX secolo, dove isole remote sono punti strategici per un commercio fiorente tra le grandi compagnie marittime. Ogni giocatore guida una propria rete di insediamenti, cercando di attirare i clipper — velieri colorati che rappresentano diverse aziende — a sbarcare sulle proprie coste. Non si tratta solo di costruire rotte: è un gioco di previsione, opportunità e controllo silenzioso.
Con pezzi di legno, i giocatori allungano le vie marittime verso le isole, spingendo avanti i clipper delle sei compagnie. Ogni isola ha un valore base e può ospitare solo un certo numero di insediamenti: il segreto sta nel posizionarli al momento giusto. Troppo presto, nessuno ci arriverà; troppo tardi, gli altri avranno già occupato i posti migliori. Ogni volta che un clipper raggiunge una costa, quel porto diventa più prezioso — ma solo se diverse compagnie vi approdano: lo stesso vettore che torna due volte non moltiplica il punteggio.
La partita si svolge in fasi dove devi bilanciare la costruzione delle rotte, l’acquisizione di carte opzione e l’aggiunta di nuovi clipper. Ogni mossa è un passo in una danza silenziosa: devi anticipare le intenzioni degli avversari, sfruttare i loro errori e lasciare trappole apparentemente innocue che diventeranno oro quando qualcuno ci casca. Non c’è fortuna qui: solo strategia, lettura del tavolo e gestione delle risorse.
Alla fine, ogni isola vale il suo valore moltiplicato per il numero di compagnie diverse che vi hanno sbarcato. Ogni tuo insediamento su quell’isola raddoppia quel punteggio: un’isola da 5 punti con tre compagnie e due tue colonie ti regala 30 punti. Chi costruisce meglio la propria rete, chi sceglie i momenti giusti e chi sa aspettare, vince. Non è un gioco rumoroso: è una partita di silenzi che diventano strategia.
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