Clunk-A-Glunk

(1968)
7.2/10 (5 voti)

Clunk-A-Glunk è quel tipo di gioco che non ti dimentichi mai: un caos colorato e rumoroso, dove mani e braccia volano sopra un grande tappeto di vinile mentre si cercano abbinamenti a colpi di ventosa. Niente turni ordinati, niente pazienza: qui vince chi reagisce più veloce, con un bastoncino rigido lungo quasi un metro e una ventosa alla fine che sembra fatta per attaccare alle finestre ma che in realtà serve a catturare carte.

Il gioco si svolge su un grande quadrato di vinile, come quello di Twister ma più compatto. Al centro, le carte Glunk — colorate e numerate — vengono messe a faccia in giù, disposte a casaccio. Intorno, intorno al tappeto, sono sparse le carte Giocatore: ognuna con un colore diverso. Tutti prendono posizione attorno al campo, pronti con il loro bastoncino. Al via — “tre, due, uno!” — qualcuno gira una carta Glunk e la scopre: rosso, blu, verde… Il colore è subito gridato dall’intera stanza. E allora parte l’assalto.

Ognuno cerca di colpire con la ventosa quella stessa carta prima degli altri, sperando che sia il suo colore corrispondente. Non si può toccare le carte con le mani: solo la ventosa conta. Se non attacca bene — e spesso non attacca — bisogna colpire più volte, con un rumore secco che riempie la stanza. Qualcuno ha provato a bagnare la ventosa con la lingua per farla aderire meglio: funzionava, ma lasciava un sapore strano e tanti lividi sulle braccia. Quando finalmente una carta viene presa, il giocatore la tiene e cerca di abbinarla alla sua carta Giocatore nascosta. Se c’è corrispondenza, vince quella coppia. Le carte sbagliate vengono rimesse a faccia in giù, pronte per un altro round.

Il gioco finisce quando non ci sono più carte da girare. Vince chi ha raccolto più coppie. Non è strategia, non è fortuna pura: è reattività, coordinazione e un po’ di aggressività controllata. I bastoncini si rompevano in due anni, il tappeto diventava la tovaglia da picnic della mamma, ma per qualche ora quel caos era perfetto. Non c’era tempo per pensare: solo guardare, correre, colpire e ridere quando qualcuno sbagliava di un centimetro o finiva con il bastoncino in faccia. Era un gioco che ti faceva sentire vivo — anche se ti lasciava i lividi. E forse per questo lo ricordiamo ancora.

  • Giocatori: 2-4
  • Complessità: (1.00)
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