Code 777 è un gioco di deduzione in cui non vedi ciò che hai davanti. Ogni giocatore indossa un supporto con tre tessere colorate e numerate, ma rivolto verso gli altri: tu puoi vedere tutto tranne le tue. Sono sette numeri, sette colori, ventotto tessere in totale — e la sfida è capire quali tre hai tra le mani, solo grazie alle domande degli altri.
Ogni turno, si pesca una carta con un indovinello come: “Vedi più sette gialli o più sette blu?”. Le risposte non sono dirette — chi risponde può solo dire “sì”, “no” o “non so” — ma ogni risposta è un pezzo del puzzle. Osservi gli altri, ascolti le loro domande e le loro reazioni, e pian piano cominci a ricostruire la tua combinazione. Quando sei sicuro, puoi fare una supposizione: indovini? Vincitori tutti. sbagli? Devi ricominciare da capo con un nuovo set di tessere.
Il gioco nasce dall’ispirazione di What’s That on My Head?, ma aggiunge un ritmo più serrato e un’atmosfera quasi teatrale: ogni domanda è una mossa, ogni silenzio un indizio. Non serve memoria perfetta, solo attenzione, logica e un po’ di intuito.
Progettato da Alex Randolph con l’aiuto di Robert Abbott, Code 777 ha visto edizioni speciali nel 2010 e nel 2015, con aggiornamenti per i colorblind e una grafica più chiara. È un gioco che non si dimentica: non perché sia complesso, ma perché ti costringe a guardare il mondo dagli occhi degli altri — e a fidarti delle domande più semplici.
Perfetto per due o cinque giocatori, richiede una sola ora e nessun foglio da scrivere: solo mente aperta, silenzi ben piazzati e la soddisfazione di capire ciò che non puoi vedere.
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