Column, Line, and Square: Battle Manual è un wargame da tavolo che riporta le battaglie napoleoniche tra il 1808 e il 1815 con una precisione insolita per l’epoca. Nato dalle sessioni di gioco di un gruppo di appassionati del Midwest, è stato scritto da Fred Vietmeyer con contributi di Dave Mort e Hugh Reynolds, ed è frutto di anni di sperimentazione su tavoli coperti da mappe e miniature in scala 30mm.
Ogni giocatore comanda una forza tattica composta da un reggimento di cavalleria, due di fanteria e un pezzo d’artiglieria — circa duecentoventi a duecentottanta miniature, ciascuna rappresentante un battaglione o uno squadrone. Il movimento è simultaneo: i comandanti scrivono le loro mosse su carta, poi le rivelano insieme, creando tensione e incertezza. Le unità si muovono con misurazioni precise, rispettando linee di vista e terreno, mentre i dadi determinano l’esito degli scontri in base alla posizione, al morale e alla formazione: colonna, linea o quadrato — ciascuna con vantaggi e svantaggi specifici. I fucilieri leggeri operano come piccoli gruppi di sparsi tiratori, mentre le unità principali avanzano in formazioni compatte, dove la disciplina conta più della quantità.
La partita dura sette turni, con obiettivi variabili: catturare una posizione chiave, distruggere l’esercito avversario o mantenere il controllo di un territorio strategico. Non esiste una vittoria assoluta: la vittoria si misura in perdite inflitte, posizioni conquistate e decisioni coraggiose.
Ciò che rende questo gioco speciale è la sua profondità organica. Le regole non sono un manuale rigido, ma un sistema vivente, arricchito da aggiornamenti ufficiali (gli “3R” — Reviewed Referee Rulings) e da opzioni locali che ogni gruppo adattava alle proprie battaglie. Non c’è niente di standardizzato: ogni partita diventa un racconto unico, plasmato dal terreno, dalla fortuna dei dadi e dall’intuito dei comandanti.
Pubblicato in una versione commerciale negli anni Settanta, ora è fuori stampa — ma chi lo ha giocato ricorda ancora il rumore delle miniature che si muovevano sul tavolo, l’odore della carta bagnata di birra e la tensione silenziosa prima del rivelare le mosse. Non era solo un gioco: era una comunità.
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