Corporate è un gioco da tavolo che trasforma l’ufficio in un campo di battaglia. Non si combatte per ideali o territori, ma per promozioni, budget e il controllo della macchina da caffè. Ogni giocatore interpreta un dipendente alle prese con la burocrazia aziendale: scrivanie affollate, riunioni infinite e colleghi che rubano i tuoi progetti come se fossero una tazza di zucchero in cucina. Le carte sono semplici, fatte a mano, nere e bianche, stampate su cartoncino laminato e riposte in una scatola da raccolta di figurine: un’estetica volutamente retrò che ricorda gli anni ’90, quando il pc era ancora un lusso e la fotocopiatrice faceva paura.
Ogni turno scegli una carta dalla mano — potrebbe essere “Riunione urgente”, “Faccio straordinari per te” o “Ho visto cosa hai fatto con il budget del team” — e la giochi su un altro giocatore, cercando di accumulare punti vittoria sfruttando le dinamiche assurde dell’ambiente lavorativo. Chi riesce a manipolare meglio gli altri, a farli cadere nei propri trappole o a farsi passare per l’eroe della settimana, vince. Non serve essere il più bravo: basta essere il più astuto.
Non c’è un vincitore assoluto, ma chi riesce a sopravvivere alla giungla ufficio senza perdere la propria dignità — o almeno, senza farlo vedere — è già un campione. Corporate non è un gioco di strategia complessa: è una satira giocosa che ti fa ridere mentre riconosci i tuoi colleghi, il tuo capo e forse… te stesso. E quel sorriso amaro? È la vittoria più vera.
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