Qui non si vince solo con le armi: il vero conflitto si gioca nei villaggi che crescono, nelle strade che collegano i territori, nelle risorse sfruttate e nei rapporti tra gli stati. Ogni giocatore guida un regno, e deve bilanciare sviluppo economico e influenza politica, tenendo traccia delle relazioni con ciascuno dei quindici altri regni sul tabellone — amicizia, alleanza, neutralità o ostilità, come suggerito dagli scritti di Kautilya. Puoi costruire piantagioni e fortezze, espandere le vie commerciali e sfruttare legname e minerali, ma attenzione: un esercito mal gestito può diventare un peso più che una risorsa. Le invasioni, gli assedi e i combattimenti hanno regole dettagliate, ma sono solo uno strumento tra tanti. Il destino dei tuoi sovrani — la loro abilità, la morte improvvisa o il sacrificio del cavallo, un rito antico — aggiunge incertezza e profondità al gioco. La vittoria non va al più potente in battaglia, ma a chi riesce ad aumentare di più la ricchezza dei propri beni: risorse, popolazione, infrastrutture. Un gioco lento, riflessivo, dove ogni mossa pesa come un sasso nell’acqua. Realizzato in pochissime copie negli anni Settanta, Crows & Owls resta un pezzo raro e affascinante: non un wargame tradizionale, ma una simulazione di potere antico dove la strategia si costruisce con pazienza, non con il ferro.
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