Ma la battaglia non finì con l’arrivo in cima: quel che venne dopo fu un combattimento disperato tra siepi, fossati e campi di grano, dove ogni metro guadagnato costava sangue.
Il gioco simula i tre giorni di scontro tra il 2° Battaglione Ranger e la 726ª Reggimento di fanteria tedesca. Ogni turno copre sei ore, e le unità sono gruppi ridotti: squadre di soldati, artiglieri, lanciarazzi Bazooka o Panzerschreck, e ufficiali che guidano il combattimento. Il campo di battaglia è diviso in 35 settori irregolari, disegnati su una mappa fedele alla realtà, con terreni che influenzano i movimenti e gli scontri: siepi fitte, strade strettissime, boschetti e crepacci.
Giocatori si alternano in turni di azione impulsiva: muovono le proprie truppe, sparano, lanciano granate. I dadi decidono l’esito degli attacchi, ma la vera sfida è gestire il caos: i Rangers sono isolati, senza rinforzi fino al 7 giugno; i tedeschi devono sfruttare ogni vantaggio del terreno per bloccarli. Non serve un piano perfetto: basta resistere, avanzare di poco, e non cedere.
Vince chi riesce a controllare più settori critici alla fine della battaglia — o chi fa crollare le linee nemiche prima che l’altro possa ristabilire il contatto. È un gioco rapido, ma intenso: non ci sono migliaia di unità, solo pochi uomini in una guerra dove ogni fucile conta.
Rudder’s Line non è un wargame da mappamondo: è un combattimento a distanza ravvicinata, tra siepi che nascondono nemici e strade che diventano trappole. Per chi vuole sentire il peso di quel giorno, senza complicazioni superflue — solo la tensione di una battaglia vinta per un soffio.
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