Dart Wars è un gioco da tavolo che trasforma una parete in un campo di battaglia vivente: dardi al posto delle pedine, mappe come territori da conquistare. Non si lanciano semplicemente freccette — si invadono continenti.
Ogni giocatore sceglie la propria terra natale con un tiro preciso: chi colpisce più vicino al centro diventa il padrone di quel territorio e piazza tre truppe iniziali. Poi, a turno, ognuno lancia tre dardi. Ogni freccia che si conficca nella mappa può muovere una delle tue truppe verso un paese confinante — sia esso un continente reale o una tessera del tabellone. Se atterri in una zona deserta, ti aggiungi automaticamente una nuova truppa: il territorio è tuo.
Ma attenzione: se la tua freccia finisce su un’area già occupata da un avversario, scatta lo scontro. Non si conta il numero di soldati, ma la precisione del tiro: chi ha il dardo più vicino al centro vince e trasforma l’unità nemica nella propria. È una guerra dove la mano ferma batte le schiere numerose.
L’obiettivo è chiaro: conquistare le terre natali degli altri, cancellando ogni loro truppa da quei territori. Chi perde il proprio cuore del regno non viene eliminato — diventa un servo, e continua a giocare con i propri soldati rimasti in giro per il mondo, ma ora obbedisce al vincitore.
Il tabellone va appeso alla parete, all’altezza degli occhi: così le freccette volano dritte, si conficcano bene e ogni tiro diventa una piccola sfida fisica. Non serve essere un tiratore esperto — basta un po’ di fortuna, un po’ di coraggio e la voglia di vedere i tuoi dardi trasformarsi in eserciti.
Dart Wars è si spiega in due minuti, veloce da giocare, e ogni partita ha un ritmo diverso: a volte è una battaglia strategica, altre un caos colorato di freccette che volano. Un gioco che ti fa alzare dalla sedia, ridere e urlare — senza mai toglierti gli occhi di dosso.
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