Un dottore viene trovato morto nell’ospedale Brighton di Detroit. Nessuno sa chi sia l’assassino, ma tutti i presenti quella sera hanno qualcosa da nascondere.
Sei uno dei nove ospiti: un’infermiera con un segreto, un paziente che non dovrebbe essere lì, un visitatore con una vendetta in mente… o forse sei tu il colpevole, e devi farla franca senza farti scoprire.
Non c’è un conduttore: ognuno ha le proprie informazioni, i propri sospetti, le proprie bugie da raccontare. Durante la serata, si scambiano indizi, si costruiscono alibi, si cercano contraddizioni. Le carte colorate rivelano dettagli nascosti: un tatuaggio falso, una foto del proiettile, un appunto strappato.
L’obiettivo è chiaro: scoprire l’assassino prima che la notte finisca. Ma attenzione — se sei il colpevole, devi convincere tutti del tuo alibi e far sì che nessuno ti accusi.
Il gioco non richiede esperienza, solo curiosità e un po’ di teatro. Si gioca seduti a tavola, con una bottiglia di vino e la voglia di fingere. Tre ore passano in fretta tra sguardi carichi di dubbio, confessioni improvvisate e silenzi che pesano più delle parole.
Non è un mistero da risolvere come un romanzo: è una partita dove ogni persona diventa personaggio, e la verità si costruisce insieme — o viene sepolta per sempre.
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