Der Schwarze Prinz è un duello strategico ispirato alla guerra medievale, ma senza l’ingombro della storia. Due comandanti si fronteggiano su una scacchiera dai tratti eleganti, ciascuno con un esercito composto da quattro tipi di soldati, ognuno con movimenti distinti come pezzi di scacchi. Ma qui non basta muovere bene: la vittoria dipende da ciò che hai in mano.
Ogni giocatore tiene sempre tre carte speciali, e ogni attacco richiede una carta da giocare insieme al movimento del proprio soldato. Non è il tipo di unità a decidere se l’attacco va a segno — è la carta. L’avversario può bloccarlo solo se ha nel mazzo la contromossa giusta: un contrattacco, una difesa, uno scudo magico. È un sistema diretto ma teso come una corda di arco: se non hai la carta adatta quando serve, il tuo cavaliere più potente può cadere senza colpo ferire.
Il gioco scorre veloce, in circa quaranta minuti, e ogni turno è un’incertezza. La scacchiera diventa una mappa di tensioni: muovi per mettere sotto pressione, ma temi che l’avversario abbia la carta che ti spezzerà il piano. Non c’è spazio per manovre complesse o combinazioni lunghe: qui si gioca con le carte come se fossero frecce da lanciare al momento giusto. La fortuna ha peso, ma non domina — perché saper gestire la propria mano, anticipare i possibili blocchi e sacrificare una carta per un vantaggio futuro è ciò che separa il bravo comandante dal semplice giocatore.
L’obiettivo è chiaro: catturare l’unità centrale dell’avversario. Ma non basta raggiungerla. Devi farlo quando ha le carte sbagliate in mano. È un gioco di attese, di lettiere e di colpi improvvisi.
Prodotto nel 1983 da Johann Rüttinger, Der Schwarze Prinz è uno dei primi esperimenti a mescolare scacchi e gestione delle carte — un’idea semplice che, per la sua epoca, suonava rivoluzionaria. Oggi sembra più modesta, ma conserva quel fascino crudele di chi sa che il miglior piano può crollare con una sola carta sbagliata.
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