Die Tour è un gioco da tavolo che trasforma le fatiche del Tour de France in una battaglia tattica tra squadre di ciclisti, dove ogni mossa conta e ogni carta può cambiare il corso della corsa. Prodotto nel 1981 in soli 300 esemplari, è un pezzo raro ma ricco di profondità per chi ama i giochi che simulano lo spirito dello sport.
Ogni giocatore controlla una squadra e inizia con 15 carte, ognuna delle quali contiene quattro numeri: uno per ogni ciclista della propria squadra. Questi numeri indicano quanti spazi il ciclista può muoversi nel proprio turno. La sfida sta nel decidere come distribuire i movimenti tra i tuoi atleti: un numero alto per un velocista in pianura, un altro per scalare una montagna, o forse risparmiarne qualcuno per sfruttare il vantaggio del gregario che segue da vicino. Quando le carte finiscono, ne peschi altre fino a tornare a 15, mantenendo sempre la tensione di dover gestire con attenzione ogni mossa.
Il gioco include regole per il gruppo compatto, lo scivolamento, le tappe in salita e i cronometri individuali. C’è anche una versione avanzata, ancora più rara, che aggiunge meccanismi come lo rallentamento collettivo dei gruppi o lo scambio di carte tra giocatori, rendendo l’esperienza ancora più stratificata.
Puoi giocare singole tappe da un’ora circa, ma il vero cuore di Die Tour è la campagna: una serie di tappe connesse che si sviluppano su più serate. Ogni tappa ha caratteristiche diverse — pianura, montagna o cronometro — e i punti si accumulano per decretare non solo il vincitore generale, ma anche il miglior scalatore, la squadra più costante e chi totalizza più punti complessivi. Questa struttura riduce l’incidenza della fortuna e premia la pianificazione a lungo termine.
Non è un gioco veloce né semplice: richiede attenzione, anticipazione e una certa dose di coraggio nel rischiare su una carta sbagliata. Ma proprio per questo, quando si gioca in modo continuativo — magari con amici che ritornano ogni settimana a confrontarsi sulle strategie — diventa un’esperienza coinvolgente, quasi ritualistica. Trovarne una copia è difficile, ma se la vedi su un mercatino dell’usato, soprattutto in Germania dove fu creato, non lasciarla passare: è uno di quei giochi che ti rimane dentro.
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