L’Australia non è mai diventata una federazione. Almeno, non come ci hanno raccontato.
Nel 1901, invece di unirsi in pace, le colonie si sono scagliate l’una contro l’altra. Le alleanze sono saltate, i confini sono diventati linee di fronte, e ogni governatore ha cominciato a muovere truppe con un solo obiettivo: dominare il continente.
Questo è Diplomacy: Federation Variant, un gioco da tavolo per otto giocatori dove la diplomazia è più potente delle armi. Ogni partecipante guida una colonia australiana — Nuova Galles del Sud, Victoria, Queensland e le altre — e deve costruire alleanze, tradire alleati, negoziare promesse che non intende mantenere. I movimenti vengono simultaneamente inviati via email e risolti da un arbitro digitale, rendendo il gioco perfetto per partite a distanza.
Non si tratta solo di conquistare territori: devi prevedere le mosse degli altri, sfruttare i loro timori, manipolare le loro ambizioni. Un’alleanza può salvarti oggi e distruggerti domani. La vittoria non va al più forte, ma a chi sa combinare strategia, inganno e pazienza fino a controllare la maggior parte del continente.
Il gioco si ispira al classico Diplomacy, ma lo trasporta in un contesto meno noto: l’Australia di fine Ottocento, dove le tensioni tra colonie erano reali e il futuro era incerto. Non ci sono dadi né fortuna: solo intelligenza, carattere e la capacità di convincere chi ti sta davanti — o alle spalle.
È un gioco lento, profondo, che richiede tempo e concentrazione. Ma per chi ama le trame complesse, i tradimenti ben calcolati e il potere della parola più della forza delle armi, non c’è niente di simile.
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