Djambi è un gioco di potere, tradimenti e intrighi su una scacchiera 9x9 dove ogni pezzo ha un ruolo preciso e i morti non sono mai davvero scomparsi. Nato nel 1968, si ispira alla politica come arte della manipolazione: qui non basta vincere, bisogna farlo con astuzia, coraggio e un po’ di malizia.
Ogni giocatore guida una fazione composta da nove figure: un Leader, un Giornalista, un Assassino, un Provocatore, un Necromobile e quattro Attivisti. Tutti si muovono come la regina degli scacchi — eccetto gli Attivisti, che possono spostarsi solo di due caselle — ma non attraversano mai pezzi vivi o morti. La scacchiera è quasi tutta uniforme, tranne il centro: il Labirinto, un’area sacra dove soltanto il Leader può posizionarsi e da cui guida la propria fazione. Ma attenzione: anche qui, il Leader non è al sicuro.
La vittoria si ottiene eliminando tutti gli altri Leader. E qui sta l’inghippo: i pezzi uccisi non scompaiono. Restano in gioco, voltati a faccia in giù, come ombre che aspettano il loro turno. Un morto può essere mosso da un Necromobile, usato come scudo o spostato per ingannare l’avversario. E ogni pezzo ha una capacità speciale: il Giornalista uccide la pedina vicino a sé dopo essersi mosso; l’Assassino prende il posto di chi vuole e lascia la vittima sul suo ex punto, morta; il Provocatore può rubare un pezzo vivente e piazzarlo altrove, come se fosse una pedina in prestito. Gli Attivisti sono i soldati: possono uccidere qualsiasi pezzo — tranne il Leader nel Labirinto — ma non hanno poteri speciali oltre la forza bruta.
Il gioco si trasforma in un balletto di alleanze mute, tradimenti improvvisi e attacchi a sorpresa. Un giocatore può sembrare debole, ma se ha un Necromobile ben posizionato, i suoi morti possono diventare armi letali. Il Giornalista che sembra innocuo potrebbe essere l’ultimo a uccidere il tuo Leader mentre ti concentri su un altro avversario. E il Labirinto? È la tua roccaforte e la tua trappola: ci puoi stare per controllare il gioco, ma se qualcuno lo attacca, non hai scampo.
Djambi non è un gioco di pura logica come gli scacchi. Qui conta l’imprevedibilità, la psicologia e la capacità di sfruttare i cadaveri come pedine viventi. Ogni mossa ha conseguenze che si ripercuotono per tutta la partita. E quando un pezzo muore, non è la fine: è solo l’inizio di una nuova minaccia nascosta sotto gli occhi di tutti. Un gioco dove il potere si costruisce con inganni, e i morti parlano più dei vivi.
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