Drugopoly non è un gioco da tavolo come gli altri: è una corsa al potere nel mondo illegale delle droghe, dove ogni mossa costa e ogni controllo si paga. Due tabelle affrontate l’una all’altra definiscono il campo di battaglia: quella circolare, dove i giocatori muovono i propri spioni tra dieci diversi punti di vendita, e quella quadrata, che funge da tesoreria comune, piena di soldi accumulati con la speculazione.
Ogni turno, lanciando i dadi, avanzate sulle strade della città illegale e cercate di impadronirvi delle zone più lucrative: eroina, cocaina, marijuana… Chi controlla un’area raccoglie il denaro da chiunque ci passa sopra. Ma attenzione: se non possedete la droga che usate per muovervi, dovete pagare una tassa pesante. E se vi beccano la polizia? Fine del turno in prigione. Se incrociate un gangster? Tiro a dado per decidere chi resta in piedi.
L’obiettivo è semplice: diventare il padrone di più sostanze possibile. Ma non basta averne una, bisogna tenerle. Il controllo cambia continuamente mano come in un tira e molla tra rivali senza pietà. Chi ha la maggioranza di un tipo di droga incassa i profitti da tutti gli altri finché qualcun altro non lo sconfigge con una mossa audace o un colpo di fortuna.
Il gioco è rapido, cinico e pieno di colpi di scena. Non c’è tempo per pianificare a lungo termine: devi reagire, bluffare, scommettere sui dadi e sfruttare il momento. Il denaro fluisce da un giocatore all’altro come sangue in una circolazione perversa. E chi riesce a monopolizzare tre o quattro sostanze prima che gli altri si riprendano, vince: non con la moralità, ma con l’astuzia e il coraggio di scommettere tutto su un solo tiro.
Drugopoly è umorismo nero in forma di gioco — dove ogni mossa ha un prezzo, e chi controlla il mercato, controlla tutto.
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