Dschamál è un gioco che ti fa sentire come se fossi in una fiera di paese, ma con i polpastrelli al posto degli occhi. Tre a otto giocatori si radunano intorno a un sacco nero pieno di pezzi di legno dalle forme strane: cammelli, torri, stelle, e altre bizzarre silhouettes. Non c’è tempo per pensare. Al via, due giocatori infilano la mano dentro il sacco insieme — e comincia la lotta. Devi trovare il pezzo giusto al buio, estrarlo senza guardare, e piazzarlo sul tavolo prima dell’avversario. Chi sbaglia? Chi tocca un pezzo nero o prende il cammello per errore? La folla urla, ridendo, commentando, decidendo se qualcuno ha barato — perché qui la verità si vede negli sguardi più che nei regolamenti.
Il gioco è veloce: una partita dura poco più di venti minuti. Vince chi raccoglie per primo sette pezzi corretti, ma le varianti cambiano il modo in cui usarli: costruire una torre, formare un pattern, o semplicemente sfidare l’altro a non far cadere niente. Le regole sembrano complesse all’inizio, ma si capiscono giocando — e ogni round è diverso.
Dschamál non ti fa pensare: ti fa muovere. È un gioco fisico, rumoroso, pieno di risate e gesti esagerati. Non serve essere esperti: basta avere coraggio, mano ferma e un po’ di fortuna. I pezzi in legno sono ben fatti, il sacco è robusto, e la tensione cresce a ogni tentativo. È perfetto per chi vuole staccare dalla mente e lasciarsi andare al caos controllato di una battaglia al buio. Non durerà per anni, ma in una serata con gli amici? È un’esplosione di allegria che non ti aspetti.
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