Immagina di essere uno dei grandi detective di Londra vittoriana, chiusi in una stanza fumosa tra ombre e sospetti, mentre un crimine perfetto si consuma nel cuore della città. Non ci sono dadi né fortuna: solo intuito, domande precise e il ticchettio del tempo che scade.
Uno dei giocatori assume il ruolo del misterioso criminale, creando con cura una trama di inganni, alibi falsi e indizi nascosti. Gli altri sono investigatori: hanno solo un breve resoconto dell’evento e qualche dettaglio sui sospettati. Per scoprire la verità, devono muoversi con cautela — ogni domanda richiede tempo, e ogni luogo da visitare (banca, teatro, studi medici) va raggiunto in un turno dedicato. Scrivono le loro domande su carta, le consegnano al referee, che risponde a voce, spesso solo all’interrogante: niente è condiviso per tutti.
Il tempo corre veloce e non si sa esattamente quanti turni rimangono. Alcuni giocatori accumulano indizi rapidamente; altri restano indietro, bloccati da informazioni incomplete o dalla diffidenza tra colleghi. Puoi collaborare, ma qualcuno terrà per sé un dettaglio cruciale. Ogni esperto — medico, banchiere, giornalista — ha accesso a conoscenze speciali che possono svelare la verità.
L’obiettivo è chiaro: identificare l’assassino prima che il tempo scada. Ma vincere non dipende solo dai fatti raccolti: serve capire chi sta mentendo, chi nasconde qualcosa e quando agire. Il tabellone di Londra aiuta a muoversi, ma basta carta e penna per giocare.
Elementary Watson non è un gioco di fortuna, ma di mente, pazienza e teatro silenzioso. È l’arte del sospetto resa interattiva — dove ogni risposta nasconde un altro enigma.
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