Nel 431 a.C., la Grecia si spezza in due: Atene domina i mari con la sua flotta di triremi, mentre Sparta regna sulla terra con le sue falangi di opliti. È l’inizio della guerra del Peloponneso, un conflitto lungo trent’anni che consumerà il potere dei city-stati e trasformerà l’antichità. Questo gioco non è una semplice battaglia: è la ricostruzione di un’epoca in cui strategia, politica e fortuna si intrecciano su una mappa dettagliata del mondo greco.
Quattro giocatori guidano le fazioni principali — Atene, Sparta, Tebe e Corinto — muovendo unità militari attraverso un reticolo esagonale che riproduce fedelmente la geografia dell’Egeo. Le flotte rappresentano gruppi di 25 triremi, gli opliti 1.000 soldati pesanti, le truppe leggere tra mille e cinquemila uomini: ogni unità ha un peso storico preciso. Ogni anno si susseguono quattro fasi di mobilitazione e tre di schieramento, con turni che richiedono pianificazione lunga e reazioni rapide. Non basta attaccare: bisogna assediare città, radere al suolo roccaforti, saccheggiare campagne per sostenere le truppe, costruire mura o distruggerle.
Le carte evento aggiungono imprevedibilità: una pestilenza colpisce Atene, un temporale affonda una flotta, una città alleata tradisce. Altre carte spingono verso obiettivi storici — l’espansione in Sicilia, il sostegno persiano a Sparta, la ribellione dei territori soggetti ad Atene — trasformando ogni partita in un racconto diverso. La guerra non è continua: ci sono pause strategiche, momenti di tregua dove le fazioni ricostituiscono forze e rinegoziano alleanze, come accadde realmente.
Vince chi riesce a controllare il maggior numero di città-stato alla fine della campagna completa, o chi raggiunge gli obiettivi specifici dei vari scenari. Si può giocare in versione ridotta per imparare le regole, oppure immergersi nell’epopea intera: fino a venti ore di gioco, dove ogni mossa ha conseguenze durature.
Non è un gioco veloce, né semplice. Ma per chi ama la storia antica, il calcolo strategico e il peso delle decisioni, non c’è esperienza più coinvolgente. Qui non si combatte solo con le armi: si governa, si negozia, si sopravvive. E ogni partita è un frammento di una guerra che cambiò il mondo.
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