Fictionary è un gioco da tavolo che trasforma il dizionario in uno strumento di inganno e creatività. Basta un vocabolario, carta e penna: non serve altro per divertirsi tra amici, scoprendo quanto sia facile far credere una bugia plausibile.
Un giocatore sceglie una parola rara o poco conosciuta — qualcosa come “eguzla” o “jabot” — e la scrive in alto su un foglio. Poi annuncia di che tipo è: nome, verbo, aggettivo… Niente di più. A questo punto, tutti gli altri devono inventare una definizione plausibile, il più convincente possibile. Il giocatore con il dizionario annota invece la vera definizione. Tutti i fogli vengono raccolti, mischiati e letti ad alta voce: ora tocca agli altri indovinare chi ha scritto cosa.
Ognuno scrive su un altro foglio le proprie ipotesi: “La definizione numero tre è di Luca”, “Quella strana con il gatto deve essere di Marta”. Quando tutti hanno risposto, si scopre la verità. I punti si assegnano in modo diretto ma astuto: due punti per aver indovinato la vera definizione, un punto per ogni giocatore che hai correttamente identificato, e un altro punto per ogni persona che ti ha creduto, pensando che la tua falsa definizione fosse quella reale. Se nessuno becchetta la risposta giusta? Il creatore della parola vince tutti i punti disponibili.
Il giro passa al giocatore alla sinistra e si continua finché ognuno ha avuto l’opportunità di scegliere una parola un paio di volte. Non c’è vincitore assoluto, ma chi accumula più punti alla fine è il re dell’inganno.
Fictionary non è solo un gioco di parole: è uno specchio della nostra fantasia e del nostro istinto sociale. Ti diverte perché ti fa pensare come gli altri, perché ti costringe a fingere con stile, e perché ogni partita nasconde una sorpresa: la parola che nessuno conosce, e la definizione che tutti credono vera.
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