Fidhchell è un gioco da tavolo antico, nato nelle corti irlandesi tra i secoli VI e XII, dove guerrieri e druidi si sfidavano in battaglie strategiche senza dadi né fortuna. Nonostante il nome sia spesso confuso con scacchi — oggi in gaelico moderno significa proprio “scacchi” — Fidhchell è molto più vicino ai giochi di tipo tafl: un equilibrio teso tra attacco e difesa, dove una sola pedina, il re, deve sfuggire a un esercito ben organizzato.
Si gioca su una scacchiera 9x9, con pezzi disposti in modo simmetrico ma non casuale: i difensori, in numero ridotto, occupano la croce centrale e le quattro angolazioni; gli attaccanti si dispongono lungo i bordi, pronti a stringere l’assedio. Il re, posizionato al centro, è l’unica pedina che può muoversi su quella casella sacra — ma anche l’unica che non può essere catturata se circondata da quattro lati. Qui sta la sottile ma cruciale differenza: se il re si trova vicino a un compagno difensore, o è spinto contro un bordo, gli attaccanti possono catturarlo con soli tre pezzi intorno, non quattro. È una regola che trasforma ogni mossa in un calcolo preciso: devi prevedere non solo dove andare, ma anche come costringere l’avversario a creare la propria trappola.
Gli attaccanti muovono per primi, e ogni pedina si sposta lungo le linee della griglia — punto a punto, senza salti né catture per salto. Il gioco non ha dadi, non ha fortuna: solo intelligenza, pazienza e la capacità di leggere lo spazio come una mappa di minacce in movimento. Per vincere, i difensori devono portare il re fino a uno qualsiasi dei bordi della scacchiera; gli attaccanti vincono se riescono ad avvolgerlo completamente, con le regole semplificate che rendono la cattura più accessibile ma non meno pericolosa.
Fidhchell è un gioco di tensione silenziosa: ogni mossa può essere una trappola o un’opportunità. Le sue origini sono avvolte nel dubbio — alcuni lo credono una variante del latrunculi, altri una forma antica del tawl-bwrdd gallese — ma ciò che conta è il suo ritmo: lento, meditativo, profondamente strategico. Non è un gioco per chi cerca azione rapida, ma per chi ama osservare il campo di battaglia come un’opera in divenire, dove ogni pedina ha un ruolo e ogni spazio conta. È un dialogo tra due menti, scritto con pezzi su una tavola antica.
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