Frisian Checkers è un gioco d’ingegno antico e affilato, nato nelle terre del Frisia settentrionale più di trecento anni fa, dove ancora oggi si disputano partite con passione in piazze e caffè. Non è semplicemente una variante degli scacchi damisti: è un’altra cosa. Qui il movimento non segue le regole consuete, ma libera i pezzi da ogni vincolo diagonale, aprendo la scena a un combattimento dinamico in otto direzioni.
Il tabellone è quello classico delle damme: 10x10 case, bianche e nere. Ogni giocatore parte con venti pedine disposte sulle prime quattro file del proprio lato. Il movimento di base è identico a quello della dama polacca: le pedine avanzano in diagonale verso l’avversario, ma qui il colpo non si limita alle sole diagonali. Una pedina può catturare anche in linea retta, orizzontalmente o verticalmente — come se fosse un re già da subito. E quando una pedina raggiunge la fila opposta e diventa re, guadagna ancora più potere: può muoversi di quante case vuole lungo otto direzioni, saltando e catturando in modo continuo, come un’ombra che attraversa il campo.
Ma non è tutto così semplice. Le regole nascondono sottili equilibri. Se hai la possibilità di catturare, devi farlo: nessuna scelta, solo obbligo. E se tra una pedina e un re puoi scegliere quale cattura, il re deve agire per primo. Quando ci sono più sequenze di catture della stessa lunghezza, si preferisce quella che coinvolge più re. Questo rende ogni mossa un calcolo preciso: non basta vedere la presa immediata, devi anticipare le conseguenze a catena.
Un dettaglio cruciale riguarda i re. Se hai ancora pedine normali in gioco, il tuo re può muoversi per massimo tre turni consecutivi senza catturare; dopo di che deve “liberarsi” — cioè compiere una presa o far muovere un’altra tua pedina. Ma se l’avversario ha solo re, questa limitazione svanisce: il gioco diventa più fluido, più veloce.
C’è poi una regola che trasforma la tensione in dramma: quando uno dei giocatori ottiene il secondo re e l’altro ne ha ancora uno solo, ha sette mosse per vincere. Se non riesce a catturare entro quel limite, la partita finisce in patta — un equilibrio sottile tra aggressività e prudenza.
Frisian Checkers non è facile da padroneggiare: le possibilità di mossa sono dieci volte più numerose che nella dama tradizionale, e ogni scambio può ribaltare la situazione. Ma proprio per questo è coinvolgente. Non si gioca solo con i pezzi, ma con il tempo, con l’attesa, con le trappole nascoste in una mossa apparentemente innocua.
Il nome “Molkwerums dammen” — un riferimento all’antico porto frisone di Molkwerum — nasce da una battuta olandese: quel labirinto di strade strette, dove ogni angolo nasconde un passaggio inaspettato, è l’esatta metafora del gioco. Eppure non serve conoscere la storia per sentirne il fascino. Basta sedersi al tavolo, muovere una pedina e scoprire che, da quel momento, niente più sarà come prima. Il campo di battaglia si espande, le regole cambiano, e con esse anche il modo in cui pensi.
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