Gambling Games of Malaya

(1955)
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Gambling Games of Malaya è un libro strano, nato da una necessità pratica ma diventato un tesoro per chi ama i giochi d’azzardo tradizionali dell’Asia sud-orientale. Scritto nel 1955 da un funzionario della polizia malese, non è un manuale di divertimento, ma uno strumento legale pensato per aiutare i magistrati a capire le centinaia di giochi d’azzardo che popolavano le strade e i mercati del Malaya. Eppure, proprio per la sua precisione documentaria, è diventato una delle fonti più complete mai scritte in inglese su questi passatempi quasi scomparsi.

Qui non si trova solo il classico “big or small” con i dadi, ma interi mondi di giochi che pochi conoscono: lotterie basate su caratteri cinesi, carte da gioco locali con nomi come Sap Ng Hor Pai o Tung Koon Pai, domino giocati in modi che non somigliano a nulla di ciò che si vede in Europa. Ogni gioco è descritto con attenzione ai dettagli: come si lanciano i dadi, quali combinazioni contano, dove si piazzano le scommesse, cosa significa quando un giocatore grida “Hoo, Hey, How”. Non sono regole da salotto: questi giochi nascono nei vicoli, tra la folla dei mercati, con tavoli improvvisati e monete che cambiano mano in fretta.

Il libro organizza i giochi per categoria: lotterie come Chee Fah o Chap Ji Kee, dove si scommette su numeri o caratteri estratti a caso; giochi di carte cinesi ed europee, dai più noti ventuno e trentun’uno fino a varianti quasi dimenticate come Koo Kiew o Minta Daun. Poi i domino: Pai Kow, Tien Kow, Tau Ngau – tutti con regole precise ma diverse da quelle occidentali. E infine i dadi, in forme che sembrano uscite da un sogno: Sek Chai Tan, Ta Kai (il “combattimento dei galli”), Luk Kow, e versioni del classico Tai Sai con tabelle di scommesse elaborate come mappe segrete.

C’è spazio anche per giochi più esotici: il Dadu Katak Ular giavaneso, il Solhi punjabi, le macchinette da luna park, persino i sistemi di scommessa sulle corse dei cavalli. Ogni descrizione è accompagnata da illustrazioni a colori che mostrano gli strumenti reali: carte stampate su carta di riso, dadi in osso intagliato, tavolette per le puntate con simboli antichi.

Non si vince qui come in un casinò moderno. Non c’è un banco fisso o una casa che ha sempre il vantaggio. La vincita nasce dalla conoscenza del gioco, dall’osservazione dei rivali, dal coraggio di puntare quando gli altri esitano. È bluff, intuito e fortuna mescolati in modo quasi rituale.

Questo libro non ti insegna a diventare ricco. Ti fa capire come la gente ha cercato di sfidare il caso per secoli, con regole che stanno in mezza pagina ma profondamente radicate nella cultura locale. È un documento storico, sì – ma anche una finestra su un mondo di giochi che, pur non essendo più popolari, hanno lasciato tracce visibili nei casinò moderni e nelle lotterie asiatiche di oggi. Per chi ama i giochi d’azzardo come espressione culturale, non è solo una curiosità: è un viaggio nel cuore dell’Asia attraverso le sue scommesse più segrete.

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