Non è una guerra di eroi isolati, ma un caos complesso dove eserciti regolari si scontrano con milizie spontanee, ribelli schiavi, tribù indigene e mercenari, mentre la politica, l’economia e il terreno decidono più delle battaglie.
Il gioco copre un territorio enorme: dalla frontiera settentrionale del Messico fino alla punta meridionale dell’Argentina, con aree che cambiano mano più volte nel corso di quattordici anni. Ogni turno rappresenta un anno e tu guidi una delle due fazioni: i patrioti, che vogliono la libertà da Madrid, o i realisti, fedeli alla Corona spagnola. Non si tratta solo di conquistare territori: devi gestire l’instabilità politica, le rivolte degli schiavi, il supporto logistico tra regioni isolate e la pressione costante della popolazione neutrale — quella maggioranza silenziosa che può decidere chi vince con un semplice “sì” o “no”.
Il movimento avviene per aree geografiche, mentre i combattimenti si risolvono con dadi e una scala di forze che tiene conto della qualità delle truppe, del morale, dell’ambiente ostile e della presenza di leader carismatici come Bolívar o San Martín. Le battaglie non sono mai scontate: un esercito ben equipaggiato può essere annientato da una guerriglia che conosce la terra meglio di lui, mentre una vittoria strategica in un punto lontano può far crollare il sostegno a migliaia di chilometri di distanza.
Vinci non solo occupando le città principali, ma mantenendo il controllo politico e logistico su regioni chiave per tutta la durata del conflitto. Il gioco ti costringe a scegliere: attaccare ora con forze esigue o aspettare, rischiando che l’avversario rafforzi le sue posizioni? Sostenere una ribellione locale anche se ti indebolisce altrove?
Guerra a Muerte non è un gioco veloce né semplice. È un’esperienza profonda, dove ogni mossa ha peso e ogni decisione lascia traccia. Ti fa capire perché l’America Latina è oggi ciò che è: una terra di confini incerti, identità frammentate e guerre che non finiscono mai davvero. Non parla solo di battaglie, ma di chi le ha vissute — contadini, schiavi, ufficiali, mercanti — tutti costretti a scegliere tra fedeltà, sopravvivenza o libertà. E la scelta più difficile non è mai quella che sembra giusta.
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