Gusher è un gioco da tavolo del 1946 che ti trasporta nell’era selvaggia dell’oro nero, dove ogni foratura può farti diventare ricco o lasciarti a mani vuote. Non è un simulatore realistico, ma un’avventura dinamica e piena di colpi di scena, dove fortuna e intuito si mescolano in una corsa al milione.
Il tabellone è un grande quadrato diviso in 60 lotti, ognuno con tra uno e dieci punti di perforazione. Durante la preparazione, i giocatori scuotono il tavolo come se fosse una cassetta da pesca: i blocchetti di legno nascosti sotto la superficie si distribuiscono a caso, nascondendo ovunque i giacimenti di petrolio. Non sai dove sono, ma senti che qualcuno potrebbe essere vicino al tuo terreno… o a quello del tuo avversario.
Ogni giocatore parte con 300.000 dollari e deve gareggiare per aggiudicarsi i lotti tramite asta. Una volta ottenuti, puoi perforare: ogni foratura costa 10.000 dollari, e se non trovi petrolio, quei soldi sono persi. Ma se colpisci un “gusher”, il giacimento geyser che schizza denaro a ogni turno, i guadagni si accumulano rapidamente. E qui sta l’ingegno: i pozzi fortunati tendono a raggrupparsi. Un lotto accanto a uno già produttivo diventa prezioso, e chi scommette presto su un giacimento ha molto più tempo per moltiplicare i profitti.
Puoi comprare, vendere o scambiare terreni con gli altri, persino formare alleanze per dividere i costi delle perforazioni. Ogni turno puoi decidere se mettere all’asta uno o due lotti non ancora presi, oppure perforare dove hai già un contratto. Il gioco scorre veloce: circa 20 giri bastano a chiudere la partita.
Vince chi per primo raggiunge il milione di dollari. Non è una corsa alla fortuna cieca: bisogna valutare i rischi, leggere le mosse degli altri, capire dove potrebbe nascondersi l’oro nero. Circa uno su cinque dei punti di perforazione è un gusher — abbastanza da rendere ogni foratura emozionante, ma non così tanti da annullare la strategia.
Le edizioni originali hanno un tabellone grande e scuro, con dettagli in argento, che trasmettono l’atmosfera degli anni Quaranta. Il materiale è semplice: monete di cartone, segnalini per i terreni, le perforazioni a secco, e piccoli serbatoi di legno per raccogliere il petrolio. Non serve molto per creare un gioco che ti tiene con il fiato sospeso fino all’ultimo dollaro.
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