Immagina di essere un collezionista appassionato, con una borsa piena di soldi e lo sguardo fisso su oggetti rari: monete d’epoca, miniature preziose, antichità misteriose. Ogni carta che scopri potrebbe completare la tua collezione… o diventare il tuo salvataggio in un momento critico. High-Bid, uscito nel 1963, è un gioco di asta e negoziazione dove non conta solo avere le carte giuste, ma sapere quando venderle, quando tenerle e soprattutto quando bluffare.
Ogni giocatore parte con sei carte e duemila dollari in tasca. Al centro del tavolo si rivela una carta oggetto: un anello d’oro, una statuetta di porcellana, una serie di monete antiche. Tutti battono il pugno sul tavolo per aggiudicarsela. Chi vince la paga alla banca e se la mette in mano. Ma qui non basta accumulare: devi saper gestire lo spazio. Le carte che non ti servono possono diventare denaro, ma vendere non è semplice. Lanci due dadi per determinare il prezzo: può variare dal 25% al 100% del valore indicato. Se esce uno zero, la carta va all’asta tra i giocatori — e qui si fa interessante. Qualcuno potrebbe pagarti di più, o forse nessuno vuole quella statuetta scomoda, e tu ti ritrovi con l’oggetto in mano, ancora senza valore.
Le carte vendute vengono posizionate su una scala di mercato: 25%, 50%, 75% o 100%. Questi prezzi non sono fissi — dipendono da chi le compra e quando. E qui entrano in gioco le carte “Buyer”, piccole ma potentissime. Puoi usarle per comprare oggetti dai mercati già aperti, pagando il prezzo indicato; puoi buttarle via e incassarne 500 dollari alla fine; oppure usarle come jolly per completare una collezione. Decidere cosa farne è un dilemma costante: tenerle per la fine? Sfruttarle ora per prendere qualcosa di prezioso? O venderle a qualcuno che ne ha disperatamente bisogno?
Le carte Buyer si rivelano insieme agli oggetti, e vengono messe all’asta in coppia: una carta oggetto e una Buyer. Le offerte sono segrete, e il prezzo può salire rapidamente. Chi le acquista non sa mai se sta comprando un tesoro o un peso morto — ma la tensione è reale.
Il gioco procede finché le carte non finiscono, oppure fino a quando qualcuno decide di chiudere la partita. Ma attenzione: puoi dichiarare la fine solo se hai almeno 5000 dollari totali tra oggetti completati e contanti. E devi essere sicuro che nessun altro ne abbia di più. È un momento delicato, in cui bisogna calcolare non solo i tuoi beni, ma anche quelli degli avversari: hai raccolto tre set grandi? L’altro ha una collezione quasi completa con due Buyer nascoste? Il rischio è alto.
High-Bid non ti chiede di essere un genio dei numeri. Ti chiede di leggere gli altri, di gestire il tuo cash flow come se fosse un fiume in piena, e di saper rinunciare a qualcosa che hai appena comprato perché ora serve a qualcun altro. È un gioco si spiega in due minuti, ma ricco di scelte silenziose: quando vendere, quando tenere, quando rischiare un’asta. Non c’è fortuna pura — solo opportunità che si trasformano in strategia. E ogni partita finisce con una sensazione diversa: la soddisfazione di aver completato un set raro, o il sorriso amaro per aver venduto troppo presto l’oggetto giusto. Un piccolo capolavoro degli anni Sessanta che ancora sa far battere il cuore.
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