Hnefatafl è un gioco antico che risale ai vichinghi e a chi li ha preceduti: romani, greci, egizi. Un duello tra forze sbilanciate, dove l’equilibrio non sta nel numero dei pezzi ma nella strategia. Da una parte il re e i suoi dodici difensori, schierati a croce al centro della scacchiera; dall’altra ventiquattro assedianti, disposti lungo i bordi come un muro vivente. Tutti i pezzi si muovono come la torre negli scacchi: in linea retta, senza salti, fino al limite del tabellone. La cattura avviene per intrappolamento: basta chiudere un avversario tra due tuoi pezzi, orizzontalmente o verticalmente. Il re può essere preso solo se circondato da quattro lati — a meno che non sia in una casella d’angolo, dove la sua salvezza è più facile. La vittoria dei difensori? Far fuggire il re fino a uno degli angoli del tabellone. Gli assedianti vincono se lo catturano prima. Non esistono dadi né fortuna: solo intuito, posizionamento e anticipazione. Ogni mossa conta, perché ogni pezzo è prezioso. Le regole variano da regione a regione, da tavola a tavola — alcune permettono al re di vincere anche raggiungendo i lati, altre rendono più rigidi gli angoli. È un gioco che non si esaurisce mai: si spiega in due minuti, profondo da padroneggiare. Una sfida silenziosa tra due menti, su una griglia quadrata che ha visto battaglie immaginarie per oltre mille anni. Non è solo un passatempo: è un frammento di storia che si muove.
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