Nel cuore dell’ottavo secolo in Cina, mentre l’autunno avvolge i campi di riso e le famiglie si riuniscono per celebrare la Luna d’Oro, una serata di eleganza e poesia si trasforma in un mistero. A Hoo Hung Wu, l’isolotto estivo dei ricchi clan Hoo e Wu, sette ospiti illustri sono stati invitati a cenare una notte prima del festival: poeti, generali, dame di corte e servitori fedeli si muovono tra i padiglioni di legno intagliato, sotto lanterne rosse che danzano al vento. Ma quando il calice della Sapienza viene sollevato per un brindisi, uno di loro non si alza più.
Questo è How to Host a Murder: Hoo Hung Woo — un gioco da tavolo dove ognuno interpreta un personaggio con segreti nascosti, ambizioni celate e legami sotterranei. Non c’è un vincitore in senso tradizionale: il vero obiettivo è scoprire chi ha commesso l’omicidio. Ogni giocatore riceve una guida personale che racconta la propria storia, i propri motivi e le proprie bugie. Durante la serata, si scambiano informazioni tra loro, rivelando frammenti di verità in conversazioni naturali: un sussurro su un debito non pagato, una frase fuori posto sulle chiavi del magazzino, il silenzio troppo lungo davanti a una domanda. Le prove sono disseminate tra le carte e gli oggetti che ogni personaggio porta con sé — lettere, diari, oggetti personali.
La scena è ricca di dettagli: l’isolotto occidentale ospita la residenza principale, con i suoi corridoi affollati e le stanze segrete; l’isola orientale, abbandonata ma ben tenuta, nasconde sentieri che nessuno ha percorso da anni. I personaggi hanno tutti un legame col defunto — un ex socio, una amante tradita, un generale con un debito di onore, una serva che sa troppe cose. E ognuno ha qualcosa da nascondere.
Il gioco dura tre ore, ma il tempo vola tra risate forzate e sguardi indagatori. Non serve essere attori esperti: basta ascoltare, ricordare, confrontare le storie. La tensione cresce man mano che i pezzi del mistero si incastrano — o si contraddicono. Alla fine, tutti insieme cercano di risolvere il caso: chi ha ucciso? Perché? E con quale arma?
È un gioco lento, ma avvolgente. Non c’è competizione diretta, solo la soddisfazione di capire prima degli altri — o di essere ingannati fino all’ultimo. Perfetto per una serata tra amici che preferiscono le ombre dei sospetti alle luci del palco. Un mistero che non si risolve con i dadi, ma con la voce, lo sguardo e il silenzio.
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