Immagina una piazza che si trasforma in un’arena di polvere e passione: Siena, in estate, quando i rioni si contendono l’onore di vincere il Palio. Questo gioco non è solo una corsa di cavalli — è un’epica battaglia tra orgogli, tradizioni e astuzie. Dieci dei diciassette rioni della città partecipano a ogni edizione reale; qui, invece, puoi schierare fino a diciassette fantini, ciascuno con il proprio cavallo, la propria bandiera e un’arma: la nerbata, un lungo frustino che non dovrebbe essere usato contro gli avversari… ma che quasi sempre lo è.
La corsa non parte da una partenza ordinata. Non ci sono cancelli né segnali. Solo una corda tesa in mezzo alla piazza, e quando viene tolta, i cavalli si lanciano all’impazzata verso il primo tornante. Il percorso è lungo 293 caselle, disposte con un ritmo che favorisce chi sa scegliere la traiettoria giusta: pochi metri di vantaggio su una curva possono decidere la vittoria. Ma attenzione — qui non conta solo la velocità. I cavalli sono guidati da fantini che, se cadono o vengono scagliati via dalla sella, lasciano il cavallo a correre da solo: un “scossa”, senza jockey ma ancora in gara. E il vincitore? Non è chi arriva con il fantino in groppa — è semplicemente chi attraversa per primo la linea del traguardo, anche se il suo cavallo corre nudo.
Ogni turno si decide con i dadi: un sistema complesso ma intuitivo che determina quanto avanza ogni cavallo, e soprattutto se affronta le curve senza cadere. Le due svolte più pericolose sono punti critici dove l’abilità del giocatore si misura contro il caso. E qui entra in gioco la strategia: prima della corsa, devi partecipare a un’asta segreta per acquistare i fantini migliori, e decidere chi vuoi ostacolare con scommesse laterali tra rioni nemici. Poi c’è il caos della linea di partenza — una fase giocosa ma tesa in cui ogni giocatore cerca di posizionare il proprio cavallo nel punto migliore, a spese degli altri.
Durante la corsa, puoi colpire un avversario con la nerbata: una mossa rischiosa. Se lo fai male, potresti far cadere anche te stesso o attirare vendette da chi ti ha visto agire. Per questo è fondamentale tenersi da parte qualche moneta dalle prime fasi del gioco — per corrompere un fantino, convincerlo a rallentare il suo cavallo o addirittura a deviare la corsa di un rivale. La partita dura tre giri completi: ogni volta che si torna al traguardo, l’atmosfera si fa più tesa, le manovre più audaci.
Il gioco non è solo una simulazione — è un rituale. Ogni rione ha il suo stemma, la sua storia, i suoi colori. Le regole sono scritte con cura per rispettare l’anima del Palio: nessun inizio programmato, nessuna corsa lineare, niente vittorie pulite. Qui si vince con l’inganno e il coraggio, con la pazienza e un colpo di fortuna. E quando finalmente uno dei cavalli attraversa la linea — non importa se senza fantino — i suoi sostenitori urleranno per settimane. Gli altri taceranno… fino alla prossima estate.
Questo gioco è raro, quasi un oggetto da collezione nato in una rivista italiana dedicata a storie di guerra e tradizioni popolari. Ma non è un’esperienza da museo: è viva, caotica, piena di umanità. Non ti dà semplicemente una corsa — ti fa sentire il polso della piazza, la tensione tra rioni, l’odore della terra bagnata dal sudore e dalla polvere. E se giochi con amici che sanno ridere e litigare, diventa qualcosa di più: un racconto da ricordare.
L'ora di Sunto suona. La corda cade. Il Palio comincia.
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