Invasion: America – Death Throes of the Superpower è un wargame ambizioso che immagina l’improbabile ma affascinante invasione del Nordamerica da parte di tre potenze coalizzate. Nel 1976, Jim Dunnigan e SPI lanciarono questo “mini-monster” per sfidare i giocatori a gestire una guerra su scala continentale: l’Europa Socialista scende dalla Cuba occupata, l’Unione Sudamericana avanza dal Colombia, mentre la Lega Panasiatica attacca lungo la costa pacifica. A difendere gli Stati Uniti e il Canada c’è una coalizione ridotta, con Messico e Centroamerica già perduti in un passato alternativo che rende tutto più cupo e realistico.
La mappa, grande quasi un metro per lato, copre l’intero continente nordamericano diviso in esagoni da 130 chilometri ciascuno. Ogni esagono racconta una storia: foreste, montagne, fiumi e città influenzano movimento e combattimento con precisione tattica. I porti, i centri di approvvigionamento e le zone per lo sbarco anfibio sono segnalati con simboli chiari, mentre i confini tra nazioni e le linee fluviali definiscono i limiti delle manovre. Ogni unità è rappresentata da un contatore in cartone da mezzo pollice, 400 in totale, che riporta valori di combattimento e mobilità. Quello che rende questo gioco unico è la sua innovazione: le unità partono coperte, con un punto interrogativo sul lato visibile. Solo quando entrano in azione riveleranno il loro vero potenziale, creando incertezza e tensione tra i giocatori.
Ogni turno rappresenta un mese di guerra. Si muove, poi si combatte: le forze adiacenti si scontrano con una diretto ma efficace meccanica a dado. I valori totali dei due schieramenti vengono confrontati in un rapporto di forza, e il risultato è determinato da un lancio di d6 su una tabella che indica ritiri, perdite o distruzioni. Il terreno gioca un ruolo cruciale: non solo rallenta i movimenti, ma può trasformare un attacco in disastro o una difesa in impresa eroica.
Il gioco offre sei scenari di otto turni ciascuno e una campagna completa di sessanta turni. Ogni scenario definisce le forze disponibili, gli obiettivi specifici e i tassi di rimpiazzo per ogni fazione. La vittoria non si misura in battaglie vinte, ma nella capacità di controllare le città, i centri logistici e le risorse strategiche: sono loro a generare punti vittoria, e chi li accumula meglio alla fine della campagna porta a casa la guerra.
Invasion: America non è solo un gioco di guerre ipotetiche. È un esperimento di simulazione che mette alla prova la pianificazione strategica, l’adattamento al caos e il coraggio di scommettere su unità nascoste. Il sistema delle forze “non provate” è stato rivoluzionario per l’epoca, e ancora oggi riesce a creare momenti di suspense che pochi giochi hanno eguagliato. È un titolo pesante, lungo, esigente — ma proprio per questo, quando la mappa si riempie di unità in movimento e i dadi cominciano a cadere, ti rendi conto di stare vivendo qualcosa che va oltre il gioco: una guerra su scala continentale, con tutti i suoi errori, le sue sorprese e i suoi costi.
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