Sei un archeologo in cerca di gloria, non un semplice giocatore.
Nel 2004, Prinz Spiele ha lanciato *Jenseits von Theben*, un gioco che trasforma l’indagine storica in una corsa contro il tempo e la sorte. Non si tratta solo di raccogliere reperti: è un viaggio attraverso le civiltà antiche, dove ogni decisione costa giorni, settimane, mesi.
Ogni giocatore interpreta un archeologo che deve esplorare l’Europa per accumulare conoscenze sulle cinque grandi culture del passato: Greci, Cretesi, Egizi, Palestinesi e Macedoni. Ma non basta studiare i testi o osservare le rovine: bisogna scavare nei siti archeologici, dove il vero tesoro è nascosto tra mucchi di terra e frammenti inutili. Ogni civiltà ha un mazzo segreto di dodici reperti preziosi, due carte conoscenza e sedici carte di terra: sette reperti sono rimossi a caso all’inizio del gioco, rendendo ogni partita diversa e imprevedibile.
Il cuore del gioco è il sistema temporale: un percorso circolare di 52 settimane avvolge la plancia come un calendario vivente. Ogni azione — spostarsi da una città all’altra, studiare le civiltà, scavare in un sito — consuma tempo. Quando decidi di scavare per dieci settimane, non puoi fare altro fino a quando il tuo token non avanza di quel tratto. Nel frattempo, gli altri giocatori muovono i loro pezzi, agiscono, approfittano del tuo ritardo. È un gioco dove chi è più lento diventa più vulnerabile: devi bilanciare la pazienza con l’opportunità.
La conoscenza è la tua arma migliore. Più hai studiato una civiltà, più carte puoi rivelare durante lo scavo in quel sito. Un archeologo esperto può estrarre cinque reperti in un’unica azione; chi ha poca esperienza ne vede solo uno o due. E ogni volta che scopri un frammento di terra, lo rimetti nel mazzo: il ciclo si ripete, i reperti possono riapparire, ma la fortuna non è mai garantita.
Ogni anno, le grandi città europee ospitano esposizioni: chi arriva con il miglior insieme di reperti — e una piccola spinta del dado — vince un premio in denaro. Ma i punti non arrivano solo dai tesori esposti. Il vincitore sarà colui che ha accumulato più conoscenza, raccolto i reperti più rari e sfruttato meglio il tempo.
Non c’è una strategia perfetta: devi decidere se concentrarti su una civiltà per diventare l’esperto indiscusso, o sparpagliarti tra tutte per avere opzioni flessibili. Devi scegliere quando fermarti a studiare e quando partire per un sito, sapendo che ogni settimana persa è un’opportunità perduta per gli altri.
Il gioco non è veloce, ma non è nemmeno lento: è misurato, come uno scavo vero. Non ti dà tutto subito; ti costringe a pianificare, ad aspettare, a tollerare l’incertezza. E quando finalmente estrai il tesoro che tutti cercavano — proprio mentre un avversario stava per arrivare — capisci perché questo gioco ha una reputazione così speciale tra gli appassionati di strategia profonda e atmosfera autentica.
Non è un gioco da tavolo qualsiasi: è un viaggio nel tempo, fatto di terra, carta e pazienza.
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