Jeopardy! è il quiz che ti fa pensare al contrario: non devi dare la risposta, ma formulare la domanda.
Nel 1964 ha rivoluzionato i giochi da tavolo e ancora oggi regala serate piene di tensione e sorrisi tra amici.
Tre o cinque giocatori si sfidano in due round: il primo con sei categorie, ciascuna con cinque indizi di valore crescente. Dietro ogni cifra c’è un mistero da svelare — una frase che riguarda cinema, sport, animali o qualunque altro tema scelto. Chi crede di sapere la risposta alza la mano e risponde in forma di domanda: se indovina, incassa i punti; se sbaglia, li perde.
Poi arriva il Double Jeopardy: categorie nuove, punteggi raddoppiati, e due indizi speciali chiamati “Daily Double”. Qui puoi scommettere tutto quello che hai — o solo un po’ — sulla tua risposta. È lì che si fanno le sorprese: chi è in fondo alla classifica può ribaltare la situazione con una scommessa audace e una risposta perfetta.
L’ultimo round, Final Jeopardy, è quello che tiene tutti col fiato sospeso. Ognuno scrive in segreto quanto vuole puntare — anche tutto ciò che ha — e poi dà la propria risposta alla domanda più difficile della serata. Non c’è tempo per dubbi: solo intuito, memoria e un po’ di coraggio.
Il vincitore è semplicemente chi ha accumulato più soldi al termine del gioco.
Non serve essere un genio: basta aver visto un documentario, ricordato una scena di film o saputo che il panda mangia bambù.
Le edizioni da tavolo riproducono fedelmente l’atmosfera della trasmissione televisiva, con le stesse regole e lo stesso ritmo incalzante.
È un gioco che non si dimentica: ti fa ridere quando sbagli, urlare di gioia quando indovini, e chiederti “ma come ho fatto a non ricordarlo?”.
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