1874: il Siam è un regno in bilico. Il re ha avviato riforme che hanno scatenato tensioni tra malese, laotiane e sostenitori della monarchia, ma tutti devono mantenere l’illusione di unità: se i britannici vedessero troppo caos, non esiterebbero a occupare il paese.
In *König von Siam*, due o quattro giocatori guidano queste fazioni in una danza strategica tra potere e apparenza. Ogni turno, scegli tra otto carte azione – ciascuna usabile una sola volta per tutta la partita – per spostare i tuoi seguaci nei territori o nel deposito comune. L’obiettivo è controllare più regioni possibile con la tua fazione preferita, ma attenzione: se in una zona non c’è una maggioranza chiara, i britannici entrano e la occupano. E se troppi territori vengono invasi, scatta l’intervento diretto: il gioco finisce all’improvviso, e vince chi ha raccolto più set completi di seguaci tra tutte le fazioni.
Ogni round si conclude quando tutti i giocatori passano; a quel punto, una regione viene risolta secondo un ordine che puoi influenzare con le tue mosse precedenti. Non c’è fortuna: niente dadi, niente carte casuali. Tutto dipende dalle scelte, dalla gestione della mano e dall’anticipazione delle mosse degli avversari.
Il gioco si svolge in otto turni serrati, con un ritmo che cresce man mano che le carte azione si esauriscono. Puoi giocare da solo o in squadre: due contro due aggiunge una dimensione di comunicazione limitata, dove bisogna coordinarsi senza parlare apertamente.
La tensione nasce dal dover bilanciare aggressività e moderazione: troppo potere ti rende un obiettivo; troppo poco e non vincerai mai. E se tutto va storto? La minaccia britannica trasforma il gioco in una corsa a chi raccoglie più pezzi sparsi, ribaltando ogni piano.
Un gioco di equilibrio sottile, dove ogni carta conta e l’orologio corre silenzioso.
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